Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

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Riportiamo in auge il Questionario Proust – seconda parte

Succede sempre così, che vedo una cosa, mi seduce, ne voglio sapere di più e mi va in loop il cervello. Che poi sia un caldo pazzesco e mi sia fusa la lucidità è un grazioso surplus alla follia che fa pendant con il mio essere di oggi.
Ecco un’altra versione del celebre questionario, questa volta estratto da un sito di psicologia.
Il secondo round di apertura sul Fedelm-pensiero che forse sarebbe stato meglio omettere (ma quando mi parte la rotella, mi parte…)


Che cosa è la perfetta felicità?
Smettere di chiedersi “Cosa mi manca?” 

Quale è la tua più grande paura?
Essere perfettamente felice.

Con quale personaggio storico ti identifichi di più?
Nessuno. Chiunque sarebbe troppo e troppo poco per me.

Quale personaggio vivente ammiri di più?
Tiziano Terzani. Lui vive ancora.

Che cosa ti piace di meno di te?
I muscoli. Dove la vita ha colpito troppo rigidi, altrove troppo teneri.

Quale è la massima stravaganza della tua vita?
Essere felice in my own way alla facciaccia di tutti.

In che occasione dici bugie?
Quando ho paura di non essere all’altezza. 

Che cosa ti piace di meno del tuo aspetto?
Oltre alla succitata parte inferiore del corpo, le mani.

Quale è la persona che meno ti piace?
Chi mi imbroglia.

Quale è il grande amore della tua vita?
Scrivere.

Quando e dove sei stato più felice?
Bretagna, 2006 se non vado errato.

Di quale virtù ti piacerebbe disporre?
Perseveranza.

Quali sono i tuoi punti di forza?
Disponibilità, pazienza, testardaggine, adattabilità, sopportazione e fede incrollabile in quel che faccio.

Quale è il tuo attuale stato d’animo?
Lo stesso che ha un gomito dopo aver preso la scossa contro uno spigolo.

Quale è la cosa più preziosa che possiedi?
La mia famiglia.

Cosa è il peggio che ti possa capitare?
Perdere definitivamente chi amo in senso lato, non solo con la morte.

Dove vorresti vivere?
Roma per l’Italia. New York per l’estero.

Quale è la tua occupazione preferita?
Stare bene con gli amici.

Chi è il tuo eroe vivente?
Non pervenuto. Gli eroi sono necessariamente morti.

Chi sono i tuoi scrittori preferiti?
Le sorelle Brontë, Tolkien, Dostoevskij.

Come vorresti morire?
Se avessi una seconda possibilità in questa vita (ma spero tanto di no), vorrei morire di troppo amore.

Quale è il tuo motto?
In alternanza al già dichiarato, “Mi freghi una volta sola”.

E ora speriamo che sia l’ultimo questionario che posto, almeno per la giornata…

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Terremoto: quando a far tremare i muri non è solo la crosta terrestre…

Mattinata tragicomica ma più comica che tragica.
Prima il terremoto: appena terminato di riempirmi il bicchierone di semenze varie (sì, faccio colazione come una gallina: con i semi U_U), stavo riannodando il sacchettino dell’uva passa quando inizia a tremare il trespolo su cui siedo. Sulle prime credo sia uno scarico di tensione delle mie cosciotte da prosciuttara in attesa del riconoscimento del DOP, poi alzo gli occhi alle luci che ondeggiano, sposto lo sguardo ai pensili che tremolano e chiamo il Giulietto per esser pronta ad evacuare (dalla casa, non dal mio corpo U_U) in caso di pericolo. E lì si ferma tutto.
Se mi toccava di uscire come stavo in quel momento era un problema: con addosso una delle seicento vecchie T-shirt della manifestazione (non si logorano maaaaaaiiiii!!! Ormai è diventata la mia divisa estiva =_=) e i pantaloni del pigiama più grande di almeno tre taglie, se finivo in strada mi pigliavano per un clown mandato dal Comune per distogliere la cittadinanza…
Tempo di acciuffare il telefono, chiamo Nonna per vedere se sta bene: cardiopatica, un filino ipocondriaca e ansiosa, ovvio che mi preoccupo.

F: L’hai sentito?
N: Chi?
F: Il terremoto U_U
N: Quando?
F: Vabeh lasciare stare. C’è appena stata una scossa e bla bla bla…

Cioè io vado in panico per l’ottuagenaria e lei non ha sentito nulla. Poi mi dice che sìsìsì, c’è il lampadario che dondola. E ben svegliata nonni’!

Dopo un giro di chiamate tra parenti stretti e amici per assicurarmi che stiano tutti bene, in piedi e respiranti, mi metto al lavoro seriamente. Nel frattempo mia madre si dà alle pulizie di primavera (aka Prima Vera Pulizia [dell’anno]): ha già messo a soqquadro mezza casa, lavato anche le tende che non ci sono, lustrato pile di servizi che non abbiamo mai usato, bicchieri che non hanno mai conosciuto acqua o vino e fatto il restyling al frigo. Oggi tocca alla pareti.
Armata di pennello da rifinitura (ma un pennello normale no??? Vabeh…) è lì che pittura il muro dello studio dove lavoro con sottofondo di musica dal pc e, stando sulla scala, inizia a canticchiare.

M: Ma ti piacciono veramente ‘ste canzoni o le metti perchè ci sono io?
F: No, Ma’. Mi piacciono. Mi ci sto facendo un’endovenosa da quasi una settimana. Ma che non mi senti che le canto ogni tanto?
M: <non mi sente, canta>
F: Ma’?
M: Belle, belle… <espressione sognante> Ma io non le posso sentire se vado di là, giusto?
F: Eh no. Ma posso farti un cd al volo?
M: Sì??? <occhietti a cuore>
F: Dammi cinque minuti e te lo fo.
M: <se ne va saltellando>

C’ho messo un po’ più di cinque minuti. Scegliere musica per lei non è semplice: ti dice che le va bene tutto ma poi critica questo e quello, che Sìsì bello a parte X, Y, W, Z… Mi è piaciuto tanto tranne quella che… quindi si va con cautela e si fa la cernita serrata.
Eppure mi restavano otto disgraziatissimi minuti e diciotto secondi che non sapevo come impegnare.

F: Ma’? Ho otto minuti che non so che mettere…
M: Metti quella di quello che si sporca… quello che si pittura tutto quanto… (<- “Somebody that I used to know” di Gotye ft. Kimbra)
F: Ma è un cd di musica italiana!… Ce lo metto lo stesso?
M: Sì. E poi metti quella che mi avete messo come suoneria. Quella che fa Tumtumtumtum… (<- “We are young” dei Fun)

Questa è mia madre. E poi mi chiedo come mai son venuta fuori sballata…
Comunque, le faccio il cd, lo inserisco in filodiffusione e l’avverto. Mi sta pittando camera su due macchiettine che ho fatto ammazzando un paio di volatili ronzanti dopo aver subito senza autorizzazione le analisi del sangue e pomfo conseguente. Mugugna che ha capito, mi sorride e continua a dar la tinta.

Il guaio è stato dopo…

Non le avessi mai acceso lo stereo in camera: Gotye non fa nemmeno in tempo ad arrivare al refrain che l’ha messo ad una tacca dal massimo e ci canta su anche lei. Le pareti che rimbombano al punto che  sento nettamente le parole stando dall’altra parte della casa.

F: Uè! E’ un pelo altina…
M: ?
F: In oltre vent’anni che stiamo qui non ho mai messo la musica così alta. E io mi ci scasso i timpani. Vedi te…
M: <sfreccia ad abbassare di un quarto di tacca>
F: Sì vabbeh… Bonanotte!

Poi ha abbassato ancora ma sicuro Gotye lo sentivano sino in piazzetta. E poi credono che sia io…