Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

siamo seri

Spazzatura

Ogni cosa è distrutta. Anche lui, come Ste, si frequenta con una adesso e io resto indietro, come sempre. Piango, di nascosto, con un nodo in gola che non mi fa salire nemmeno un quarto delle lacrime agli occhi, che rende fossile su fossile altro dolore che già aspettavo  ma speravo di scansare.
Mi ha lasciato una briciola, una fessura per un futuro in cui si sentirà meno coinvolto ma lo sanno i sassi che è finita qui e anche il tentativo della prossima domenica di tamponare lo squarcio che ho dentro non servirà a nulla.
Vorrei soltanto morire un attimo affogando nelle mie lacrime, senza respiro, esplodendo una volta per tutte e poi basta con le responsabilità, basta con l’esserci per tutti, basta con l’amore perchè non mi vuole, mi sbrana l’anima e la vomita ogni volta. Capita che mi chieda io a che serva, di fatto: non è prevista per me una persona con cui vivere amando, formando una famiglia? Sarò sempre il factotum di tutti?

Ho le lacrime che si bloccano sulle guance mentre scrivo, si fermano lì e scottano. Le guance rosse e il naso pieno di muco che finisce in gola. Io sono questo, ora: ancora pattume da gettare ma piano piano, con decisa delicatezza. Ti sei innamorato e ti sei spaventato, vero Angelo col Bambino? Non volevi una relazione vera e hai scelto l’alternativa facile. E il colmo è che sono qui che aspetto di sentire che anche tu ti sei sposato. Del mio cuore non ha senso aver cura, ormai è chiaro che non vale niente.

Moon River

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Cosa aspettarsi?

Rivedo l’Angelo con il Bambino. Sabato ipoteticamente, domani è troppo complicato. Lo rivedo e sono tesa. Niente bimbi tra di noi e io che esco dalla storia più devastante della mia carriera amorosa non so nemmeno come comportarmi. Ipoteticamente è un pomeriggio di chiacchiere, ipoteticamente è un pomeriggio che finisce il mattino dopo. Vorrei un manuale o un guru che mi suggerisse i passi da fare perchè mi sento le gambe frolle e il cuore che traballa come un vaso pieno d’acqua posato su un tavolo dopo una spinta involontaria. Mi sembra che mi esca dal petto, di emozione dice una carissima amica che mi sta aiutando ad uscire da questo stato di timore a tutto tondo, di paura dubbiosa dico io ma forse ho smesso di conoscermi così bene come una volta.

Sono la lumaca a cui è stato mandata in frantumi la chioccola, sono scivolosa e indifesa, sono alla mercè del buono e del cattivo e se mi osservi dall’alto del tuo essere umano non so distinguere se mi ferirai o mi darai una nuova casa, se giocherai a torturarmi le antennine per vedermi ritrarre, se mi schiaccerai schifato, se mi lascerai dove sono e andrai avanti. Ecco come mi sento.
Lumaca.

E sabato che andrò so come mi sentirò esattamente.
Eccitata, felice, spaventata, con il fiato corto, impegnata a ricordare a me stessa che nulla c’è da aspettarsi quando il cuore continuerà a canticchiare che sarà stupendo.

I sabati e il loro bagaglio di emozioni sconquassanti. Li dovrebbero abolire, togliere quel senso di attesa
– per la campanella che suona l’ultima ora della settimana,
– per l’autobus che svolta l’angolo e ti porta in città,
– per il ritrovo confortante tra le amiche,
– per quel strisciare della carta su un pullover su cui sbavi ogni volta che lo vedi in vetrina,
– per quel “cling” di bicchieri di aperitivo,
– per la sera che inevitabile viene e trasforma ogni cosa così accuratamente da farla sembrare talvolta il suo opposto e nasconde quello che la luce non lascia celato,
– per le luci che brillano sul fondo degli occhi, che ridano, soffrano o se ne infischino,
– per il silenzio di certi baci prima della tempesta,
– per il fruscio delle lenzuola sulla pelle nuda,
– per i sospiri del bimbo che se ne va a dormire prima di quanto vorrebbe, delle ragazze che puntano “quel figo”, delle coppie che si amano, si odiano, si bramano o vorrebbero stare lontane mille vite.
Lo dovrebbero abolire, ridurre ad un giorno insipido come gli altri e dare tutto quello che lui custodisce a sprazzi, senza preavviso, di quando in quando. Forse vivremmo meglio e godremmo di quello che abbiamo. Forse quelli come la me stessa di oggi imparerebbero a piccoli cucchiai a vivere di nuovo e non essere qui, come ora, ad annaspare tra timori e sorrisi, a vivere due giorni in anticipo il marasma del futuro.

Un tempo ero fermamenete convinta di una frase, tratta da una canzone che amo da sempre:

You’ll never see the end of the road while you’re traveling with me

Adesso sono io che non riesco più a vedere la fine della strada nel mio viaggio e vago per tentativi a dita incrociate sperando che, nella semioscurità, ogni passo sia saldo. Eppure lo so dove sto andando, il mio Distruttore potrà avermi tolto tanto ma sono lucida, so dove mi devo recare e lì andrò, magari più lentamente di prima ma ci arriverò. Non è andato tutto a pezzi, devo solo incollare quelli dispersi. E intanto corro: mi hanno tenuta ferma abbastanza.

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Sfogatoio di oggi

Da un po’ sono iscritta ad un siti d’incontri (ma come? Tu? La Dura e pura che non cede a queste bassezze?), uno di quelli non di moda, cercato appositamente di nicchia, gratis, che non calcola nessuno e sto relativamente bene. Ho conosciuto quello che credevo il mio specchio ed era il suo opposto, che s’e sposato un’altra pochi mesi dopo avermi dato il benservito, l’agente immobiliare quasi medico che mi portava in montagna, galante, compiaciuto, zero conversazione che non fossero i “fatti suoi”, l’insegnante integerrimo, la copia di qualcuno troppo vicino a me, tenerissimo, affettuoso, quasi ci andavo all’altare peccato che psicologicamente non fosse stato per nulla stabile e abbia destabilizzato anche me, che oggi mi ritrovo a 9 mesi dalla rottura a cercare di rimettere in pezzi i cocci mentali, emozionali e psicologici con la pazienza di Giobbe e una stanchezza inimmaginabile. Sottile come se il cristallo fosse più sottile di una velina.

Ad ogni modo, lasciato il prof., sono tornata dopo l’estate a dare un occhio al sito perchè di amore ne ho bisogno come l’aria che respiro, ora più che mai, quasi fosse uno di quegli impiastri che si mettevano sulle ferite un tempo. O forse un tappo, per non sentire il male che mi scombina ancora sul fondo di me stessa.
Ho trovato un sacco di porcheria, il pacchetto classico delle più note piattaforme di dating che tanto vengono pubblicizzate, quella rosa e bianca per capirci: sesso, sesso, sesso. E ho cestinato con meticolosa attenzione questi aspiranti (e aspiratori) di Triangoli di Bermuda, restando con in mano quattro gatti così lontani da me fisicamente o emozionalmente che alla fine ho fatto collezione di amici più che di amori.
Ometto il duo da Follilandia, il fisioterapista prossimo ad essere assunto al Cielo per la sua immensa fede che manda foto “in estensione” e in déshabillé per appurare che la consistenza c’è, eh, che non si metta in dubbio, e il magazziniere con l’ufficio che prima parte in quinta su “cosa ti farei” ad un’annoiata me che torna a casa da un viaggio di tre ore (a tratta) per una visita medica poco confortante, al mio riferirgli che la sua idea era partita da come apprezza il sesso, non come lo avrebbe messo in atto sulla sottoscritta che ha visto, di squincio, in foto, con gli occhiali da sole pure, tanto per. La sera mi rianimo dal viaggio e, realizzando quanto detto, lo mando a pascolare con i suoi degni compari assettati di f (e non intendo la Ferrarelle).

Ad un certo punto arriva lui, quello che in mezzo in un bar sfiori con lo sguardo, un sorriso e un ciao, massì, tanto per, è carino, ha buone vibrazioni. Ci fai due buone parole, ti volti un attimo e svanisce e già stai col pensiero che sventola la bandiera del panta rei. Peccato, hai galleggiato in superficie invece di essere la profonda che sai di essere.
Eppure ritorna, entrata in scena inattesa: tanto riscompare, vai in relax, parli e non ti accorgi che non stai più chiacchierando perchè lo dico da sempre, del cervello ne sappiamo il 10-15%, gli intrallazzi del restante li sa solo lui, st’infame! Ma più ancora quella parte di te che ti ricordi di avere solo quando ti si sconvolge l’anima (o ti sale l’ansia) quello buono in mezzo al bar l’aveva visto prima di te.
Passi oltre, rinserri il rapporto, il numero no, troppo presto, Telegram è meglio, ti spogli tu, si spoglia lui, non sei nella nudità di un contatto fatto di numeri ma il terreno è neutrale, è vostro. Uno sfogliarsi strato a strato reciproco e un sentirsi più leggeri, più inclini al sorriso frequente, al corrugare la fronte per capire come l’altro abbia superato questo e quello, al sospiro flebile di tenerezza per i suoi lati umani, finora custoditi per non lasciare che il sito di dating li fagociti e le riduca a poco più di quattro frasi sullo schermo.
Ci pensi un po’, dai qualche spintone al sentimento infantile di innamoramento in 30 secondi che con la sua vocina eccitata e tutta cuoricini ti bisbiglia a raffica nelle orecchie, allo stomaco, alla pelle d’oca e decanti: vabbeh, il sentimento da mezzo minuto magari non c’è ma ti piace, qualcosa di non definito te lo fa avere impigliato nei pensieri, sulle labbra quando chiacchieri di qualcosa che potrebbe riguardarlo e il so nome non è più uno straniero dentro di te anche se altri del passato si chiamavano così.
Viene il momento di incontrarsi, la tensione, l’emozione, dove, quando…perchè non ora?! La pazienza non è sempre amica di chi prova dei sentimenti. Eppure ci siamo quasi…
…E invece no. Parlando del mondo e dei desideri, tu vuoi l’anello e l’eternità in uno, meglio anche di più, figli e lui no, perchè un bimbo piccolo già ce l’ha, perchè il divorzio a volte ti squarta, non si limita a ferirti e deluderti. Se vuoi questo lui non può dartelo.
Niente incontro, niente matrimonio, niente bambini, si resta amici. Tuttavia lo sai tu e lo sa lui che l’amicizia dura il tempo di qualche ciao, come stai?, Andata bene la giornata?, Che fai? e il vento si porta via ipotesi, speranze, attese e quel che era estraneo torna ad esserlo.

Francamente, in quel gap tra il non posso darti quello che vuoi e due giorni fa, ho meditato parecchio sulle mie possibilità perchè a quest’uomo credo di tenere. Si può vivere senza nozze? Sì. Si può rinunciare ad avere figli? Un pugno grosso quanto tutto il mio torace mi è arrivato secco addosso e mi son detta no, lo volevi a 20 anni, lo vuoi da matti ora, vuoi la famiglia, vuoi vita dentro di te e sono stata io a non transigere. C’è da dire che nel frattempo ci siamo anche sentiti e un minimo di apertura da parte sua c’è, esiste il forse, ora non saprei che non è un no categorico e probabilmente è stato questo a farmi dire di sì venerdì sera ad un incontro all’ultimo, io, lui e suo figlio. Ed è stato meraviglioso.

Un bimbo bello, come sono belli gli angeli, dolce e caparbio, con gli stessi occhi del padre e quella luce che a lui manca in questo momento, sono convintissima perchè l’ho vista come un guizzo mentre parlavamo. Mi è stato incollato per due ore, seduto sulle mie gambe a giocare mentre parlavamo, mi ha trattata come se fossi la sua mamma. Mi ha pure invitata a casa loro a cena con il più che felice benestare del padre. Però…

…non lo so. Premesso che siamo molto simili, riflettendoci oggi, ora, mi salgono i brividi. Un padre single, che vede per la prima volta una sconosciuta, diamo per buono una possibile amica, e si porta appresso il figlio di 4 anni che ti invita a cena…
Non riesco a togliermi dalla testa che sia prassi normale con altre donne. E quante sono state queste donne? Passiamo l’ipotesi che volesse mettermi in chiaro che quella è la sua quotidianità e che lì mi devo infilare se voglio stargi accanto, non è eccessivo presentarsi con un ragazzino che ha meno anni di quelli che conti in una mano? Che poi, forse, non si aspettasse che legassi così tanto con il piccolo può starci. Il figlio era così sicuro di sé che ammetto di non essere in grado di capire se sia spigliatezza naturale o abitudine al rondò di femmine nella vita del padre. A questo punto mi chiedo: come procedo? Cosa dovrei provare dentro? Do per buono che fosse tutto spontaneo e che il bimbo, e lui, mi avessero invitato perchè davvero faceva loro piacere? Madrenatura mi ha inserito l’indole del dubbio e del timore che quel che vedo non sia reale. Dovrei lasciarmi andare? E se invece fosse l’ennesima, schifosissima volta che mi ho ragione?
I maschi fanno schifo per quasi la totalità: cosa ho di fronte, un altro della schiatta o un’eccezione?

Intanto mi torturo al solito..

 

Ps. Lui porta il nome di uno che voleva sposarmi, il figlio quello del mio fratellone e migliore amico ma, peggio ancora, il nome del primo figlio maschio che avrei avuto con il mio ex… Vico, fanculo con amore va’!

Aria – Giovanni Allevi

 


Go straight to the point

Ci sto provando con tutta me stessa. Prendere l’energia e impacchettarla, veicolarla verso il punto in cui ho deciso che debba andare. Perché il percorso l’ho stabilito, da prima di questi ultimi giorni, anche se l’ho formulato chiaramente all’inizio della settimana. In cuor mio sapevo e so dove devo andare. E lì vado, con quello che mi costa in termini di ferite e delusioni.
Faccio come dal dentista: tolgo il dente marcio. Ci metto un po’ di anestesia, che è questo tempo che mi concedo e mi è concesso per prepararmi all’azione, ma di fatto non so se l’anestetico copre almeno una buona parte del dolore. Con il precedente rapporto, se così lo si può considerare, mi aspettavo una separazione più complicata e invece rompere è stato surrealmente facile. In questo caso ne dubito ma credo anche nell’imprevedibilità delle cose e in essa ci sguazzo. Fa bene anche quella, eccome se fa bene.

C’è da dire che, nonostante il periodaccio che vivo, sto reagendo meglio di quello che credevo. O la psiche mi ci illude. Il corpo ancora non risponde ma ci sto lavorando. La calma, e soprattutto la costanza, portano risultati incredibili. Io a costanza sto a zero; mi armerò di una dose doppia di calma.

Intanto affronto le cose al meglio che posso. Sono fatta di carne, mannaggia a me.


When I’ll see the light

Nemmeno le lacrime riescono a scorrere.
Oggi sono andata troppo oltre.
Resta il pugno allo stomaco, il bluff con lui, la consapevolezza che non c’è, non esiste nulla tranne quello che ho creato con le mie mani.

Credo che dovrei fermarmi davvero stavolta, stopparmi prima che tutto crolli, mettermi da parte.
Lui dice che se ne andrebbe se lo amassi; forse dovrei dirglielo, incassare il suo sguardo fintamente sconvolto (perché anche un cieco vede questo sentimento), allargare le braccia e avvolgermi come in una coperta nella sua freddezza, nell’espressione semi-schifata (perché non sono una strafica come piacciono a lui), probabilmente, se sono fortunata, sentirmi chiamare traditrice, falsa sorella e amica, confidente imbrogliona, sentirmi dire sei come tutte. E forse sono la peggiore di tutte quante. Io mi sento la peggiore, disonesta per amore fin da principio, carnefice di me stessa.

Sì, penso che dovrei. Il prima possibile. Mi sto consumando, ognuno di loro mi consuma: quanto ancora resta di me stessa? Di quanta materia sono ancora fatta? Ma non smetterò domani. Presto, molto presto, con mia somma tristezza so che sarà prima di quanto la parte più forte di me voglia. E poi sarò libera. Di piangere, solo di questo. I sentimenti sono strane piante che attecchiscono di frequente dove non dovrebbero. E io ho la jella infinita di avere un pollice troppo verde…


Che tu sia per me il coltello…

Ho conosciuto una persona ormai più di un anno fa. Mi ha insegnato a guardarmi dentro e sistemare qualche piccola parte di me che non andava, mi ha aiutato quando sedevo a terra, da sola, abbattuta. Mi sono lasciata filtrare, lui è entrato in me e io in lui. Con la fatica che una come me può fare, mi sono lasciata guardare nuda, per come sono sotto i miei mille strati, e io ho visto lui. Le cose sono cambiate, in qualche modo ho sentito che le mie vene erano legate alle sue e le sue alle mie. Forse non mi sono mai sentita così con nessuno e, pur nelle asperità delle reciproche vite, è stato qualcosa di straordinario.

Ho conosciuto una persona e me ne sono innamorata. Non m’è servito custodire i suoi occhi, esplodere in silenzio nel suo abbraccio. Lui era qui, dentro di me, già da prima. Mi ero fatta dei romanzi, portavo nel cuore foto di momenti non ancora vissuti ma che ero certa fossero in divenire. Ma ho sbagliato i tempi. Li sbaglio sempre. Ho un leggendario tempismo di merda. E uno schifosissimo rispetto per gli altri. Quando una storia è al capolinea, lo è e basta; per me invece resta una storia che esiste e non mi impiccio, non spingo al passo finale una coppia che ha perso questo appellativo. Aspetto, rispetto. E sbaglio. Ma non mi sono mai pentita, né lo farò ora, di non essermi messa in mezzo a qualcosa che era concluso per offrirmi come “quella che viene dopo”. Non l’ho mai fatto e so che per questa mia forma di sensibilità ho perso tanti rapporti. E’ andata così: forse sarebbe stata in perdita comunque, anche se mi fossi intromessa. Ma non l’ho fatto e il non aver infranto uno dei valori in cui credo mi consola dell’eventuale”fallimento”.

Ho conosciuto una persona e la amo. Quando mi fa ridere per delle stupidaggini, quando soffre per la sua quotidianità che lo ferisce, quando mi chiama per niente, quando scazza e quando stringe i denti. Io li stringo con lui e per lui, ci sono sempre, ci sarei comunque, anche quando ho dei nodi allo stomaco che sconnettono la lingua al cervello e gli racconto cavolate mentre il cuore sanguigna. Perché sanguino, tanto, interrottamente. Piango per tre giorni di fila, tra una camera di un bed and breakfast e il treno, senza orgoglio, senza amore per me stessa, fregandomene dell’immagine che dò agli altri, infischiandomene del loro giudizio. Solo in famiglia non lo faccio: la famiglia sa sfiancarti di domande, costringerti all’autoanalisi e farti capire che non c’è nessuno per cui valga la pena di piangere per amore. La famiglia è lì, al tuo fianco, e benedetta la sua presenza ma non quando vorresti stare da sola a sputar fuori lacrime per star meglio.
Ma stasera piango, e piangerò anche quando spegnerò il cellulare su cui lui chiama, quando sconnetterò il pc. Vorrei sconnettermi anche da me stessa, dio se lo vorrei stasera! E invece le lacrime sono il miglior collante delle disperazioni che la vita mi offre, le appiccica tutte assieme e alla fine sto stesa a letto a bagnare il cuscino di pianto senza sapere cosa diamine mi bruci di più nell’anima, quale delle mie disgrazie mi fa a pezzi più sottili. E in un periodo in cui sta andando tutto alla malora, la mia disgrazia più grande è lui.

Ho conosciuto una persona e la amo non ricambiata. Oh lui mi adora, mi vuole bene, è qui per me sempre, anche quando non vorrei. Anche ora, anche quando ho capito di amarlo. Non ho avuto nemmeno il tempo di gonfiarmi l’anima di energia positiva per dirglielo. All’oscuro di tutto, ha sostenuto con forza che se qualcuno si innamorasse di lui, chiunque, anch’io per dire, se mi innamorassi di lui, dovrebbe troncare tutto e allontanarsi. Sparire. Come posso dire ti amo se lui poi se ne va? E lo fa, ne ho le prove.
Ancora all’oscuro di tutto, dichiara che apprezza la vicinanza, l’affetto e la dolcezza e parlarmi di altre. Come posso tener fermo il cuore quando mi accontenterei di essere anche solo una delle tante?

So perfettamente che il silenzio è un buon amico, che il tempo tampona i dolori e i nuovi incontri rendono sbiaditi gli amori non corrisposti ma stasera piango, rimbalzo in gola il nodo ad ogni deglutita e sorrido al nulla immaginando il suo viso.
Ormai sta diventando quasi piacevole fallire sempre più miseramente…


Timeless

Le cose cambiano talmente tanto in fretta che quando ti volti indietro a prendere coscienza del tempo che è trascorso da quel cambiamento ti accorgi che non hai sentito abbastanza le emozioni che la mutazione ha portato con sé ma, peggio ancora, che vivi un tempo immensamente più rapido di quanto il tuo cuore e la tua mente possano tollerare.