Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

dove eramo rimasti

Spazzatura

Ogni cosa è distrutta. Anche lui, come Ste, si frequenta con una adesso e io resto indietro, come sempre. Piango, di nascosto, con un nodo in gola che non mi fa salire nemmeno un quarto delle lacrime agli occhi, che rende fossile su fossile altro dolore che già aspettavo  ma speravo di scansare.
Mi ha lasciato una briciola, una fessura per un futuro in cui si sentirà meno coinvolto ma lo sanno i sassi che è finita qui e anche il tentativo della prossima domenica di tamponare lo squarcio che ho dentro non servirà a nulla.
Vorrei soltanto morire un attimo affogando nelle mie lacrime, senza respiro, esplodendo una volta per tutte e poi basta con le responsabilità, basta con l’esserci per tutti, basta con l’amore perchè non mi vuole, mi sbrana l’anima e la vomita ogni volta. Capita che mi chieda io a che serva, di fatto: non è prevista per me una persona con cui vivere amando, formando una famiglia? Sarò sempre il factotum di tutti?

Ho le lacrime che si bloccano sulle guance mentre scrivo, si fermano lì e scottano. Le guance rosse e il naso pieno di muco che finisce in gola. Io sono questo, ora: ancora pattume da gettare ma piano piano, con decisa delicatezza. Ti sei innamorato e ti sei spaventato, vero Angelo col Bambino? Non volevi una relazione vera e hai scelto l’alternativa facile. E il colmo è che sono qui che aspetto di sentire che anche tu ti sei sposato. Del mio cuore non ha senso aver cura, ormai è chiaro che non vale niente.

Moon River

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Le ore più dolci delle mia vita

Ho sbagliato tre volte indirizzo ma il tutto è andato nel dimenticatoio quando sono arrivata, molto meno impanicata di quanto credessi. Ho respirato dolcezza dall’istante che si è affacciato sulla soglia al momento in cui sono andata via e quella tenerezza, quel star bene me lo sento penetrato nella pelle anche ora che vorrei scrivergli, chiamarlo, dirgli che mi sento due polmoni in più per respirare, che sono felice oltre ogni dire, che ogni bacio e carezza è stata la cosa più semplice e naturale di questo mondo.
Per un attimo ho temuto che fosse spaventato di farmi del male, perchè dolore ne ho addosso tanto da venderlo al mercato, creduto che fosse finito tutto lì in un incontro casalingo privo di alcuna conclusione anzi, sconclusionato e insulso come possono essere gli azzardi di un momento. L’ho messo in difficoltà senza volerlo, con innocenza, mio modo di fare che l’ha fatto impensierire non poco più volte perchè dico e faccio più col cuore che con la testa e in un mondo di opportunisti calcolatori la sincerità è una dote che toglie il terreno sotto i piedi, a cui non sei preparato. Francamente non è che mi importi di essere così: in questa porcheria di vita sono convinta che qualcuno amerà quello che sono, forse qualcuno c’è già stato e l’ha già fatto e l’ho ferito, non me ne sono accorta, forse non è ancora venuto ma so che accadrà.

Ci ho pensato un po’ e no, nemmeno col Distruttore ricordo un momento tanto dolce, nemmeno l’abbracciarmi nel calore di una felpa sotto i fuochi d’artificio a Ferragosto, né con Dr. Real Estate quando mi ha baciata sotto le stelle ma su questo ricordo ci sto ancora lavorando, è uno dei migliori, difficile da battere anche se, sotto sotto, da ieri sera mi strizza l’occhio con un Cedi, ho vinto io ridacchiando. Mettiamoli a parimerito.

Ci abbiamo messo cinque ore per scioglierci ma ne vivrei altrettante se potessi avere quello che avevo ieri, così libero e spontaneo da ogni schema e pregiudizio, tanto potente da togliermi il senso del giusto e dello sbagliato. Non mai avuto l’occasione di baciare e coccolare a cuore aperto così tanto e così a lungo una persona, figuriamoci un uomo. Non sono mai stata coccolata come ieri. Io c’ero, esistevo, importavo a qualcuno, per poche ore magari, per qualche giorno di nascosto forse e nonostante io con la bocca dica che no, non importa quanto dura, mi importa eccome, al di là dei paletti posti, perchè è droga per me che ho l’animo sbrindellato, che sto ricucendo pezzo a pezzo, che sto meditando addirittura la dieta, cosa che detesto più che lavorare con l’Orso Bruno. Ho paura, quella dei bambini, che troppo bene sia andato consumato in una sola volta e finisca qui. Che l’attaccamento che, proprio per quei paletti, abbiamo ridotto ai minimi termini, si scateni in lui quando io lo sto tenendo in freezer, nel comparto Non s’ha da fare, e mi travolga, perchè lo farebbe e allora ciao alla poca lucidità che ho recuperato in questa manciata di mesi. Non facciamo gli ipocriti, lo vorrei, santa pazienza lo vorrei a dispetto di tutti i casini che ci stanno dentro, ma non si può e il costo è alto per me, le rinunce troppe. E se annullasse tutto? Oh cieli celesti, un letto a psichiatria non me lo toglie nessuno: “affetta da amore incontrollato” ci starebbe scritto sulla mia cartella perchè a forza di mandar giù relazioni a metà per colpa di Ste che mi ha messo tra le braccia di Dr. Real Estate che mi ha portato al Distruttore sono una bomba di Maradona all’ennesima potenza che, se cristo santo, le permetti di amare davvero minimo sviene per una crisi isterica di felicità, piange, deve chiamare l’equipè da crollo nervoso e farsi attaccare una flebo di Tavor finchè non smaltisce. Oppure direttamente un cardiologo per sindrome da cuore in pezzi causa eccesso di gioia. Non so come la vedrebbe quel povero martire oggetto del mio amore, secondo me scappa.

e750d5735e5cb3e9da8aa319b899267aComunque…
Non succederà nulla più di ieri tra di noi e onestamente va bene così: per la libertà di essere se stessi ed essere accettati mi vendo l’anima al Diavolo, cosa che lui non è, lui è l’Angelo col Bambino che in una sera mi ha salvata da così tanti buchi vuoti che nemmeno se lo immagina. Mi ha fatto cantare nel silenzio di casa sua, mentre strimpellava la chitarra! Chi mi conosce un grammo sa che non canto a piena voce nemmeno sotto minaccia, figuriamoci fottermene per le stecche causa errara tonalità!
Oggi sono ubriaca di benessere con un leggero dolorino all’addome per non potergli scrivere o parlare, è così che funziona, non esplicitamente ma non voglio aggiungere confusione ad altra confusione. Non voglio perderlo, non voglio un altro Ste che mi accompagna alla macchina e scompare. Attendo un suo cenno per misurare dove sono sulla linea dell’affetto, ammesso stia su quella. Devo pazientare e continuare la mia vita come non fosse successo niente di che, dare misura alle cose, trovare come incanalare l’emozione, credo valga per me quanto per lui.
Non ho mai baciato un uomo con così tanto trasporto, come in un’altra dimensione dove non esiste giudizio, non ho mai avuto tutto questo. Al dolore non ci si abitua mai e ogni colpo ti manda più fondo, allo star bene sì: sono le overdose il vero dramma. Da oggi imparerò anche questo: essere felici a dosi oneste e il destino non voglia che sia finalmente la chiave di volta per essere pienamente me stessa.


Cosa aspettarsi?

Rivedo l’Angelo con il Bambino. Sabato ipoteticamente, domani è troppo complicato. Lo rivedo e sono tesa. Niente bimbi tra di noi e io che esco dalla storia più devastante della mia carriera amorosa non so nemmeno come comportarmi. Ipoteticamente è un pomeriggio di chiacchiere, ipoteticamente è un pomeriggio che finisce il mattino dopo. Vorrei un manuale o un guru che mi suggerisse i passi da fare perchè mi sento le gambe frolle e il cuore che traballa come un vaso pieno d’acqua posato su un tavolo dopo una spinta involontaria. Mi sembra che mi esca dal petto, di emozione dice una carissima amica che mi sta aiutando ad uscire da questo stato di timore a tutto tondo, di paura dubbiosa dico io ma forse ho smesso di conoscermi così bene come una volta.

Sono la lumaca a cui è stato mandata in frantumi la chioccola, sono scivolosa e indifesa, sono alla mercè del buono e del cattivo e se mi osservi dall’alto del tuo essere umano non so distinguere se mi ferirai o mi darai una nuova casa, se giocherai a torturarmi le antennine per vedermi ritrarre, se mi schiaccerai schifato, se mi lascerai dove sono e andrai avanti. Ecco come mi sento.
Lumaca.

E sabato che andrò so come mi sentirò esattamente.
Eccitata, felice, spaventata, con il fiato corto, impegnata a ricordare a me stessa che nulla c’è da aspettarsi quando il cuore continuerà a canticchiare che sarà stupendo.

I sabati e il loro bagaglio di emozioni sconquassanti. Li dovrebbero abolire, togliere quel senso di attesa
– per la campanella che suona l’ultima ora della settimana,
– per l’autobus che svolta l’angolo e ti porta in città,
– per il ritrovo confortante tra le amiche,
– per quel strisciare della carta su un pullover su cui sbavi ogni volta che lo vedi in vetrina,
– per quel “cling” di bicchieri di aperitivo,
– per la sera che inevitabile viene e trasforma ogni cosa così accuratamente da farla sembrare talvolta il suo opposto e nasconde quello che la luce non lascia celato,
– per le luci che brillano sul fondo degli occhi, che ridano, soffrano o se ne infischino,
– per il silenzio di certi baci prima della tempesta,
– per il fruscio delle lenzuola sulla pelle nuda,
– per i sospiri del bimbo che se ne va a dormire prima di quanto vorrebbe, delle ragazze che puntano “quel figo”, delle coppie che si amano, si odiano, si bramano o vorrebbero stare lontane mille vite.
Lo dovrebbero abolire, ridurre ad un giorno insipido come gli altri e dare tutto quello che lui custodisce a sprazzi, senza preavviso, di quando in quando. Forse vivremmo meglio e godremmo di quello che abbiamo. Forse quelli come la me stessa di oggi imparerebbero a piccoli cucchiai a vivere di nuovo e non essere qui, come ora, ad annaspare tra timori e sorrisi, a vivere due giorni in anticipo il marasma del futuro.

Un tempo ero fermamenete convinta di una frase, tratta da una canzone che amo da sempre:

You’ll never see the end of the road while you’re traveling with me

Adesso sono io che non riesco più a vedere la fine della strada nel mio viaggio e vago per tentativi a dita incrociate sperando che, nella semioscurità, ogni passo sia saldo. Eppure lo so dove sto andando, il mio Distruttore potrà avermi tolto tanto ma sono lucida, so dove mi devo recare e lì andrò, magari più lentamente di prima ma ci arriverò. Non è andato tutto a pezzi, devo solo incollare quelli dispersi. E intanto corro: mi hanno tenuta ferma abbastanza.

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Decisioni decise

Si dice “prendere il toro per le corna”.
Io l’ho preso per le palle, letteralmente, e pur stando male nel farlo, mi sto allontanando da lui. Non serve aspettare nessun momento buono: ogni momento è quello buono.
Però fa un male cane andarsene con il sentimento nel cuore e sapere di dover ucciderlo prima che si radichi troppo.
Fa
un
male
CAAAANEEE!!!


Go straight to the point

Ci sto provando con tutta me stessa. Prendere l’energia e impacchettarla, veicolarla verso il punto in cui ho deciso che debba andare. Perché il percorso l’ho stabilito, da prima di questi ultimi giorni, anche se l’ho formulato chiaramente all’inizio della settimana. In cuor mio sapevo e so dove devo andare. E lì vado, con quello che mi costa in termini di ferite e delusioni.
Faccio come dal dentista: tolgo il dente marcio. Ci metto un po’ di anestesia, che è questo tempo che mi concedo e mi è concesso per prepararmi all’azione, ma di fatto non so se l’anestetico copre almeno una buona parte del dolore. Con il precedente rapporto, se così lo si può considerare, mi aspettavo una separazione più complicata e invece rompere è stato surrealmente facile. In questo caso ne dubito ma credo anche nell’imprevedibilità delle cose e in essa ci sguazzo. Fa bene anche quella, eccome se fa bene.

C’è da dire che, nonostante il periodaccio che vivo, sto reagendo meglio di quello che credevo. O la psiche mi ci illude. Il corpo ancora non risponde ma ci sto lavorando. La calma, e soprattutto la costanza, portano risultati incredibili. Io a costanza sto a zero; mi armerò di una dose doppia di calma.

Intanto affronto le cose al meglio che posso. Sono fatta di carne, mannaggia a me.


When I’ll see the light

Nemmeno le lacrime riescono a scorrere.
Oggi sono andata troppo oltre.
Resta il pugno allo stomaco, il bluff con lui, la consapevolezza che non c’è, non esiste nulla tranne quello che ho creato con le mie mani.

Credo che dovrei fermarmi davvero stavolta, stopparmi prima che tutto crolli, mettermi da parte.
Lui dice che se ne andrebbe se lo amassi; forse dovrei dirglielo, incassare il suo sguardo fintamente sconvolto (perché anche un cieco vede questo sentimento), allargare le braccia e avvolgermi come in una coperta nella sua freddezza, nell’espressione semi-schifata (perché non sono una strafica come piacciono a lui), probabilmente, se sono fortunata, sentirmi chiamare traditrice, falsa sorella e amica, confidente imbrogliona, sentirmi dire sei come tutte. E forse sono la peggiore di tutte quante. Io mi sento la peggiore, disonesta per amore fin da principio, carnefice di me stessa.

Sì, penso che dovrei. Il prima possibile. Mi sto consumando, ognuno di loro mi consuma: quanto ancora resta di me stessa? Di quanta materia sono ancora fatta? Ma non smetterò domani. Presto, molto presto, con mia somma tristezza so che sarà prima di quanto la parte più forte di me voglia. E poi sarò libera. Di piangere, solo di questo. I sentimenti sono strane piante che attecchiscono di frequente dove non dovrebbero. E io ho la jella infinita di avere un pollice troppo verde…


Che tu sia per me il coltello…

Ho conosciuto una persona ormai più di un anno fa. Mi ha insegnato a guardarmi dentro e sistemare qualche piccola parte di me che non andava, mi ha aiutato quando sedevo a terra, da sola, abbattuta. Mi sono lasciata filtrare, lui è entrato in me e io in lui. Con la fatica che una come me può fare, mi sono lasciata guardare nuda, per come sono sotto i miei mille strati, e io ho visto lui. Le cose sono cambiate, in qualche modo ho sentito che le mie vene erano legate alle sue e le sue alle mie. Forse non mi sono mai sentita così con nessuno e, pur nelle asperità delle reciproche vite, è stato qualcosa di straordinario.

Ho conosciuto una persona e me ne sono innamorata. Non m’è servito custodire i suoi occhi, esplodere in silenzio nel suo abbraccio. Lui era qui, dentro di me, già da prima. Mi ero fatta dei romanzi, portavo nel cuore foto di momenti non ancora vissuti ma che ero certa fossero in divenire. Ma ho sbagliato i tempi. Li sbaglio sempre. Ho un leggendario tempismo di merda. E uno schifosissimo rispetto per gli altri. Quando una storia è al capolinea, lo è e basta; per me invece resta una storia che esiste e non mi impiccio, non spingo al passo finale una coppia che ha perso questo appellativo. Aspetto, rispetto. E sbaglio. Ma non mi sono mai pentita, né lo farò ora, di non essermi messa in mezzo a qualcosa che era concluso per offrirmi come “quella che viene dopo”. Non l’ho mai fatto e so che per questa mia forma di sensibilità ho perso tanti rapporti. E’ andata così: forse sarebbe stata in perdita comunque, anche se mi fossi intromessa. Ma non l’ho fatto e il non aver infranto uno dei valori in cui credo mi consola dell’eventuale”fallimento”.

Ho conosciuto una persona e la amo. Quando mi fa ridere per delle stupidaggini, quando soffre per la sua quotidianità che lo ferisce, quando mi chiama per niente, quando scazza e quando stringe i denti. Io li stringo con lui e per lui, ci sono sempre, ci sarei comunque, anche quando ho dei nodi allo stomaco che sconnettono la lingua al cervello e gli racconto cavolate mentre il cuore sanguigna. Perché sanguino, tanto, interrottamente. Piango per tre giorni di fila, tra una camera di un bed and breakfast e il treno, senza orgoglio, senza amore per me stessa, fregandomene dell’immagine che dò agli altri, infischiandomene del loro giudizio. Solo in famiglia non lo faccio: la famiglia sa sfiancarti di domande, costringerti all’autoanalisi e farti capire che non c’è nessuno per cui valga la pena di piangere per amore. La famiglia è lì, al tuo fianco, e benedetta la sua presenza ma non quando vorresti stare da sola a sputar fuori lacrime per star meglio.
Ma stasera piango, e piangerò anche quando spegnerò il cellulare su cui lui chiama, quando sconnetterò il pc. Vorrei sconnettermi anche da me stessa, dio se lo vorrei stasera! E invece le lacrime sono il miglior collante delle disperazioni che la vita mi offre, le appiccica tutte assieme e alla fine sto stesa a letto a bagnare il cuscino di pianto senza sapere cosa diamine mi bruci di più nell’anima, quale delle mie disgrazie mi fa a pezzi più sottili. E in un periodo in cui sta andando tutto alla malora, la mia disgrazia più grande è lui.

Ho conosciuto una persona e la amo non ricambiata. Oh lui mi adora, mi vuole bene, è qui per me sempre, anche quando non vorrei. Anche ora, anche quando ho capito di amarlo. Non ho avuto nemmeno il tempo di gonfiarmi l’anima di energia positiva per dirglielo. All’oscuro di tutto, ha sostenuto con forza che se qualcuno si innamorasse di lui, chiunque, anch’io per dire, se mi innamorassi di lui, dovrebbe troncare tutto e allontanarsi. Sparire. Come posso dire ti amo se lui poi se ne va? E lo fa, ne ho le prove.
Ancora all’oscuro di tutto, dichiara che apprezza la vicinanza, l’affetto e la dolcezza e parlarmi di altre. Come posso tener fermo il cuore quando mi accontenterei di essere anche solo una delle tante?

So perfettamente che il silenzio è un buon amico, che il tempo tampona i dolori e i nuovi incontri rendono sbiaditi gli amori non corrisposti ma stasera piango, rimbalzo in gola il nodo ad ogni deglutita e sorrido al nulla immaginando il suo viso.
Ormai sta diventando quasi piacevole fallire sempre più miseramente…