Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

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Ritorno… al volo

Sono viva, incasinata e vagamente felice seppur le cose non siano una festa. La differenza è che in un anno e mezzo non è cambiato niente se non io, che ho smesso di dar testate al muro e mi sono armata di mazza per abbatterlo. Mi sto facendo due muscolazzi così ma non c’è fatica che la soddisfazione non ripaghi mille volte. Per cui…

DAJE DE MAZZA!

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Decisioni decise

Si dice “prendere il toro per le corna”.
Io l’ho preso per le palle, letteralmente, e pur stando male nel farlo, mi sto allontanando da lui. Non serve aspettare nessun momento buono: ogni momento è quello buono.
Però fa un male cane andarsene con il sentimento nel cuore e sapere di dover ucciderlo prima che si radichi troppo.
Fa
un
male
CAAAANEEE!!!


Persa in parole non dette

“Love You ‘Till The End”

I just want to see you
When you’re all alone
I just want to catch you if I can
I just want to be there
When the morning light explodes
On your face it radiates
I can’t escape
I love you ‘till the end

I just want to tell you nothing
You don’t want to hear
All I want is for you to say
Why don’t you just take me
Where I’ve never been before
I know you want to hear me
Catch my breath
I love you ‘till the end

I just want to be there
When we’re caught in the rain
I just want to see you laugh not cry
I just want to feel you
When the night puts on its cloak
I’m lost for words don’t tell me
All I can say
I love you ‘till the end


Go straight to the point

Ci sto provando con tutta me stessa. Prendere l’energia e impacchettarla, veicolarla verso il punto in cui ho deciso che debba andare. Perché il percorso l’ho stabilito, da prima di questi ultimi giorni, anche se l’ho formulato chiaramente all’inizio della settimana. In cuor mio sapevo e so dove devo andare. E lì vado, con quello che mi costa in termini di ferite e delusioni.
Faccio come dal dentista: tolgo il dente marcio. Ci metto un po’ di anestesia, che è questo tempo che mi concedo e mi è concesso per prepararmi all’azione, ma di fatto non so se l’anestetico copre almeno una buona parte del dolore. Con il precedente rapporto, se così lo si può considerare, mi aspettavo una separazione più complicata e invece rompere è stato surrealmente facile. In questo caso ne dubito ma credo anche nell’imprevedibilità delle cose e in essa ci sguazzo. Fa bene anche quella, eccome se fa bene.

C’è da dire che, nonostante il periodaccio che vivo, sto reagendo meglio di quello che credevo. O la psiche mi ci illude. Il corpo ancora non risponde ma ci sto lavorando. La calma, e soprattutto la costanza, portano risultati incredibili. Io a costanza sto a zero; mi armerò di una dose doppia di calma.

Intanto affronto le cose al meglio che posso. Sono fatta di carne, mannaggia a me.


When I’ll see the light

Nemmeno le lacrime riescono a scorrere.
Oggi sono andata troppo oltre.
Resta il pugno allo stomaco, il bluff con lui, la consapevolezza che non c’è, non esiste nulla tranne quello che ho creato con le mie mani.

Credo che dovrei fermarmi davvero stavolta, stopparmi prima che tutto crolli, mettermi da parte.
Lui dice che se ne andrebbe se lo amassi; forse dovrei dirglielo, incassare il suo sguardo fintamente sconvolto (perché anche un cieco vede questo sentimento), allargare le braccia e avvolgermi come in una coperta nella sua freddezza, nell’espressione semi-schifata (perché non sono una strafica come piacciono a lui), probabilmente, se sono fortunata, sentirmi chiamare traditrice, falsa sorella e amica, confidente imbrogliona, sentirmi dire sei come tutte. E forse sono la peggiore di tutte quante. Io mi sento la peggiore, disonesta per amore fin da principio, carnefice di me stessa.

Sì, penso che dovrei. Il prima possibile. Mi sto consumando, ognuno di loro mi consuma: quanto ancora resta di me stessa? Di quanta materia sono ancora fatta? Ma non smetterò domani. Presto, molto presto, con mia somma tristezza so che sarà prima di quanto la parte più forte di me voglia. E poi sarò libera. Di piangere, solo di questo. I sentimenti sono strane piante che attecchiscono di frequente dove non dovrebbero. E io ho la jella infinita di avere un pollice troppo verde…


Che tu sia per me il coltello…

Ho conosciuto una persona ormai più di un anno fa. Mi ha insegnato a guardarmi dentro e sistemare qualche piccola parte di me che non andava, mi ha aiutato quando sedevo a terra, da sola, abbattuta. Mi sono lasciata filtrare, lui è entrato in me e io in lui. Con la fatica che una come me può fare, mi sono lasciata guardare nuda, per come sono sotto i miei mille strati, e io ho visto lui. Le cose sono cambiate, in qualche modo ho sentito che le mie vene erano legate alle sue e le sue alle mie. Forse non mi sono mai sentita così con nessuno e, pur nelle asperità delle reciproche vite, è stato qualcosa di straordinario.

Ho conosciuto una persona e me ne sono innamorata. Non m’è servito custodire i suoi occhi, esplodere in silenzio nel suo abbraccio. Lui era qui, dentro di me, già da prima. Mi ero fatta dei romanzi, portavo nel cuore foto di momenti non ancora vissuti ma che ero certa fossero in divenire. Ma ho sbagliato i tempi. Li sbaglio sempre. Ho un leggendario tempismo di merda. E uno schifosissimo rispetto per gli altri. Quando una storia è al capolinea, lo è e basta; per me invece resta una storia che esiste e non mi impiccio, non spingo al passo finale una coppia che ha perso questo appellativo. Aspetto, rispetto. E sbaglio. Ma non mi sono mai pentita, né lo farò ora, di non essermi messa in mezzo a qualcosa che era concluso per offrirmi come “quella che viene dopo”. Non l’ho mai fatto e so che per questa mia forma di sensibilità ho perso tanti rapporti. E’ andata così: forse sarebbe stata in perdita comunque, anche se mi fossi intromessa. Ma non l’ho fatto e il non aver infranto uno dei valori in cui credo mi consola dell’eventuale”fallimento”.

Ho conosciuto una persona e la amo. Quando mi fa ridere per delle stupidaggini, quando soffre per la sua quotidianità che lo ferisce, quando mi chiama per niente, quando scazza e quando stringe i denti. Io li stringo con lui e per lui, ci sono sempre, ci sarei comunque, anche quando ho dei nodi allo stomaco che sconnettono la lingua al cervello e gli racconto cavolate mentre il cuore sanguigna. Perché sanguino, tanto, interrottamente. Piango per tre giorni di fila, tra una camera di un bed and breakfast e il treno, senza orgoglio, senza amore per me stessa, fregandomene dell’immagine che dò agli altri, infischiandomene del loro giudizio. Solo in famiglia non lo faccio: la famiglia sa sfiancarti di domande, costringerti all’autoanalisi e farti capire che non c’è nessuno per cui valga la pena di piangere per amore. La famiglia è lì, al tuo fianco, e benedetta la sua presenza ma non quando vorresti stare da sola a sputar fuori lacrime per star meglio.
Ma stasera piango, e piangerò anche quando spegnerò il cellulare su cui lui chiama, quando sconnetterò il pc. Vorrei sconnettermi anche da me stessa, dio se lo vorrei stasera! E invece le lacrime sono il miglior collante delle disperazioni che la vita mi offre, le appiccica tutte assieme e alla fine sto stesa a letto a bagnare il cuscino di pianto senza sapere cosa diamine mi bruci di più nell’anima, quale delle mie disgrazie mi fa a pezzi più sottili. E in un periodo in cui sta andando tutto alla malora, la mia disgrazia più grande è lui.

Ho conosciuto una persona e la amo non ricambiata. Oh lui mi adora, mi vuole bene, è qui per me sempre, anche quando non vorrei. Anche ora, anche quando ho capito di amarlo. Non ho avuto nemmeno il tempo di gonfiarmi l’anima di energia positiva per dirglielo. All’oscuro di tutto, ha sostenuto con forza che se qualcuno si innamorasse di lui, chiunque, anch’io per dire, se mi innamorassi di lui, dovrebbe troncare tutto e allontanarsi. Sparire. Come posso dire ti amo se lui poi se ne va? E lo fa, ne ho le prove.
Ancora all’oscuro di tutto, dichiara che apprezza la vicinanza, l’affetto e la dolcezza e parlarmi di altre. Come posso tener fermo il cuore quando mi accontenterei di essere anche solo una delle tante?

So perfettamente che il silenzio è un buon amico, che il tempo tampona i dolori e i nuovi incontri rendono sbiaditi gli amori non corrisposti ma stasera piango, rimbalzo in gola il nodo ad ogni deglutita e sorrido al nulla immaginando il suo viso.
Ormai sta diventando quasi piacevole fallire sempre più miseramente…


Io me che mi conoscevo…

Bah! Non lo so che cosa sono in questo periodo. Mi sento un’ameba, una cosa moscia con un nucleo pronto ad esplodere. Ma non esplodo.
Sono materia in divenire anche se non so dire che tipo di divenire.
Ecco: sono diventata oggetto di studio anche per me stessa…