Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

When I’ll see the light

Nemmeno le lacrime riescono a scorrere.
Oggi sono andata troppo oltre.
Resta il pugno allo stomaco, il bluff con lui, la consapevolezza che non c’è, non esiste nulla tranne quello che ho creato con le mie mani.

Credo che dovrei fermarmi davvero stavolta, stopparmi prima che tutto crolli, mettermi da parte.
Lui dice che se ne andrebbe se lo amassi; forse dovrei dirglielo, incassare il suo sguardo fintamente sconvolto (perché anche un cieco vede questo sentimento), allargare le braccia e avvolgermi come in una coperta nella sua freddezza, nell’espressione semi-schifata (perché non sono una strafica come piacciono a lui), probabilmente, se sono fortunata, sentirmi chiamare traditrice, falsa sorella e amica, confidente imbrogliona, sentirmi dire sei come tutte. E forse sono la peggiore di tutte quante. Io mi sento la peggiore, disonesta per amore fin da principio, carnefice di me stessa.

Sì, penso che dovrei. Il prima possibile. Mi sto consumando, ognuno di loro mi consuma: quanto ancora resta di me stessa? Di quanta materia sono ancora fatta? Ma non smetterò domani. Presto, molto presto, con mia somma tristezza so che sarà prima di quanto la parte più forte di me voglia. E poi sarò libera. Di piangere, solo di questo. I sentimenti sono strane piante che attecchiscono di frequente dove non dovrebbero. E io ho la jella infinita di avere un pollice troppo verde…

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