Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

Archivio per luglio, 2012

Fermo movimento

Per questa settimana ho deciso di scordarmi le difficoltà e affrontare, come una smemorata dimentica del suo essere, le giornate che andranno susseguendosi. Procedo su un percorso tutto buche e pozzanghere ma per i prossimi giorni sarà un bel decumano piastrellato. Niente cardi ad incrociarlo; voglio strada dritta senza intersezioni. Anche una nuova via, ultimamente, sembra buona a fungere da dardo che mi trapassa il fianco.


Take easy and go slow

Il caso mi concede un po’ di più tempo di quello preventivato e sfruttarlo al meglio anzichè mettermi, come al solito, nel mezzo della spirale e farmi sballottare mi è parsa la soluzione migliore.
Da qualche giorno lavoro su me stessa, apro le porte alla parola e rendo tangibili i pensieri con la mia voce.  SimoSimo mi ha “sgridato” giusto qualche giorno fa dicendomi che dovrei parlarne di più, non tenere i sentimenti, qualunque essi siano, incatenati a me, imbavagliati se non sono ricambiati, se mi sembrano banali. I sentimenti non lo sono mai: ogni espressione del sentire è degna e di valore e ad essa devo imparare a tributare l’onore che merita.
Così parlo, mi lascio scorrere, prendo confidenza con l’ascoltare me stessa, non solo gli altri, permettendo alla voce di compiere il viaggio, di costruire il cerchio,
dalle labbra
all’aria
alle orecchie
al cervello
al cuore
ai polmoni
al respiro
alla gola
e di nuovo alle labbra.
Nel frattempo sedimento, impacchetto la roba sporca e indossa una maglietta fresca di bucato. Mi prendo una serata per interrompere la sequenza di immagini di un unico soggetto maschile che la mente rimanda agli occhi e porre un altro viso, quello di un uomo che non so ancora se chiamare amico. Usciamo insieme, un appuntamento a mezza via, in tutti i sensi,  a cui vado senza impegno, senza aspettative e, pertanto, senza possibilità di delusione. Lascio fare al destino, che venga come deve venire, nel bene, nel male e in ogni modo possibile.

Non dire che sai come va a finire.
Non dire che te lo senti.

Ok, sto zitta e la sentenza al post serata. Alla fine non mi importa come potrebbe andare: ho fin troppo da tenere a bada e a cui pensare. Mi prendo la sorpresa e scopro a poco quel che c’è in serbo per me. In fin dei conti non vado a senso unico, stavolta.

Concentrandomi su altri lidi, l’elemento musica pare trovarsi particolarmente in sintonia con me negli ultimi tempi: dopo Il Violoncellista, allievo di un gran pezzo di musicista internazionale, che a tempo perso suona con Zublin Mehta, oggi ho scoperto di avere un altro amico ganzissimo, il TastiFonico che frequenta Ludovico Einaudi. Frequenta… lo conosce bene il suo capo, compositore di rilievo nel suo campo, e gliel’ha presentato. Cioè io rincorro Einaudi per mari e monti e questo gli ha stretto la mano.

Sgrunt!
Supersgrunt!

Mi torna in mente in prima media, quando avevo fatto richiesta di entrare nella classe di musica per studiare pianoforte: colloquio passato egregiamente, mille speranze in corpo e poi sdong! la mazzata del piano da prendere in affitto. Giustamente se volevo imparare lo dovevo avere in casa, dettaglio sfortunatamente trascurato all’atto della richiesta. Niente piano ma in compenso mi avevano concesso di passare con il gruppo di chitarra: quella si poteva pure acquistare, che poi torna buona alle feste, in spiaggia, agli angoli della strada quando sei povera in canna e non becchi un lavoro umano manco a morire… No grazie, nella classe di chitarra c’era la mia vicina, con la quale ho litigato qualcosa come una settimana prima dell’inizio della scuola e che tuttora mi porta rancore. Dalla classe di pianoforte a quella normale, a studiare piffero con risultati tanto terrificanti da spaventare ancora oggi la mia insegnante di musica.
Avessi rotto le scatole a nonna per farmi sganciare la pecunia per prendere il piano ora
– sarei una pianista;
– avrei fatto il conservatorio con Davide, il clarinettista, dal quale mi aspetto, a breve un’epifania con corredo di dichiarazioni musicali di sostanza (che ne so, che conosce Renzo Arbore per dire o frequenta la reincarnazione di Chet Baker);
– sarei andata a tutti quei ritrovi fiQui tra musicisti in giro per il mondo;
– avrei suonato tanti tanti tanti concerti prendendo tutte tutte tutte le note senza cannarne neanche una;
– avrei scritto km di pentagrammi capendo dove vanno le crome e le semicrome senza dovermi scrivere accanto che nota è;
ma soprattutto
– mi sarei fatta rimproverare pesantemente da Mehta (di botto sei andata al ritrovo con Il Violoncellista!);
– avrei avuto una sincope al primo contatto con la mano sacra di Einaudi.

E invece ti sei messa a sputacchiare nel piffero…

Vabeh… ad ognuno i suoi drammi. Però potrei sempre diventare un’autorità nelle percussioni: le padelle si suonano, giusto? Tanto, che me ne faccio di scatoloni su scatoloni di batterie da cucina se sono una schiappa colossale ai fornelli? XD


Mutare, andare avanti

Provare a cambiare è quanto di più difficile possa fare un essere umano.
Diventare diverso da sé.
Essere altro restando se stesso.

Non sono mai stata brava a farlo, forse non ne sarò mai capace. Rimane il fatto che la mutazione, talvolta, è necessaria. Se non la vita, sei tu a cambiarti.
Devo imparare, devo sforzarmi. Non riuscirò, probabilmente, ma voglio mettermi in gioco per l’ennesima volta e assaporare la sconfitta con la coscienza a posto, sapendo di averci messo l’anima per farcela.

Ci si scava dentro e fuori per accogliere il cambiamento.
Forza Fed, riprendi la zappa in mano…


Uscite e appuntamenti

E’ finalmente ufficiale: LuBo odia Davide (e Davide se ne frega).
Due giorni fa LuBo, in pieno scazzo pre-weekend, se ne esce con questa cosa che per lui ha il sapore dello sfogo e per me è la conferma di un sospetto che ho da mesi. Dove passa Davide per LuBo non c’è più terreno e gli rode da morire. Lo capisco pure, povera anima, son la prima che c’è cascata (e come fai a non cascarci con uno così?) ma non è una giustificazione per prendere di peso l’attenzione di qualsiasi femmina Davi-adorante e trascinarla via: il risultato è lo stesso che si otterrebbe se cercassero di spostare la sottoscritta da un museo per portarla ad un rave party; come mi lasci libera, torno al museo. Pure se è notte. Tanto domani riaprono.
LuBo da questo orecchio non ci sente proprio eppure lo sa, è cosciente che è una battaglia persa se combattuta con la brutta copia delle armi di Davide. Ma lui continua. Applica un modus operandi simile, ricava poco o nulla e si incavola a morte.

L: Quelle che ho frequentato dicono che sono un ottimo amico…
F: E’ vero…
L: …e che non vogliono andare oltre per non rovinare l’amicizia…
F: Ma se non sono andate oltre, come hai fatto a frequentarle? O_o
L: <sguardo di gelo> Voi donne dovete sempre catalogare tutto???

E io ci provo a spiegargli che come fa non funziona, che deve valorizzare i suoi punti forti e non quelli di altri. Lui mugugna, lascia perdere e si concentra su di me…

L: Vabeh… quando usciamo io e te? U_U
F: ?
L: Ti ho chiesto quando usciamo insieme. U_U
F: Ehm…
L: Non è una risposta…
F: :S
L: Cos’è? Ti faccio schifo?

Non mi fai schifo LuBo! Hai proprio cannato la tattica!
E continua per tutta sera e manda messaggini e Mi hai pensato? Dove sei? Quando passi di qua?

MAI!

Certi giorni non lo reggo proprio. Dov’è Davide quando serve???

A proposito di musei…
Klimt è ancora lì che mi aspetta dal 24 marzo a Venezia e ancora non ho avuto modo di andare a vederlo. Quando mi ricapita di ammirare tutto quel bendiddio insieme in un luogo solo senza dover finire a Vienna e fare il tour delle collezioni private e pubbliche del globo per sbavare selvaggiamente davanti alle sue opere?

Uffina….

L’8 luglio chiude e tutta la prossima settimana sono impegnata. Forse, e dico foooooorse, riesco ad organizzare per sabato 7 ma sento il rumore familiare dell’intoppo e del cambio di programma.
Io me mi sa che me la perdo… 😦