Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

Confessionale psicoanalitico

Quali sono le domande da fare quando l’uomo che vorresti accanto ti arriva in crisi nera a dirti che s’invaghito di un’altra?

Ogni frase che mi esce dal testone sembra esser imbottita del sentimento che provo per lui e che, a questo punto, non ho più intenzione di rivelare. Ma lui vuole risposte a domande che non esprime e delle quali lascia a me l’onere di pronunciarle.

Sì ma quali sono le domande?

Eccedere troppo è scoprirsi. Trattenersi non è di aiuto. La virtù sta nel mezzo ma io le ho perse tutte, le virtù, a favore di un’overdose di confusione che fa sfarfallare il pensiero come un televisore che perde l’aggancio all’antenna.
Così si opta per il low profile e per l’ennesima volta dacché ci conosciamo vado avanti e tengo più salda che posso le redini della mia sanità mentale: deliberatamente o meno ha il potere di farmi ammattire, rinsavire e stimolarmi una gran voglia di scomparire da qualche parte, in qualche pieguzza della stanza in cui mi trovo quando accade. In certi momenti ha un tale candore nel manifestarsi, nel darsi a me che dubito della sua onestà, quasi che fosse artefatta.

Ma a che pro?

Eeeeh… ce ne sarebbero di motivi. In questo preciso momento direi che dipende dal fatto che non sa afferrarmi nella mia interezza (ma quando mai l’ha saputo fare?): quanto più cerchi di raccogliermi in uno spazio, tanto più mi spando e la sua naturale perspicacia deve fare appello a piccoli stratagemmi, ingenui imbrogli al fine di provocare una reazione precedentemente calcolata. Tuttavia, difficilmente ciò non accade e lo sento, lo percepisco come un pizzico su un fianco: crolla, perde in forza, si lascia fiaccare, per indolenza o per noia arretra un passo e si ritrae. Capita che ritenti ma ormai sempre più di rado.
E lo capisco pure, pur standoci male. Io qui, lui lì e troppe montagne russe in mezzo a noi. C’ho provato, c’ho creduto, ci credo e ci provo ancora. Pur nella mia fisiologica instabile incostanza non trascuro giorno e ora che si sussegue senza pensare, parlare, cercare di lui. Sforzo senza utilità fin da principio a cui mi sottopongo animata dall’infantile aspettativa che domani qualcosa cambierà se mi impegno ancora e ancora, se ho fede in abbondanza. Non cambia nulla, manco una virgola, un passo avanti e due indietro, due avanti e uno indietro. Sempre lì stiamo ma son testona e finchè non si spacca qualcosa non mi ritiro dall’impresa.

Meglio forse non fare proprio domande. Lasciare che le cose vadano da sé.

Idea saggia. Saggissima. Prendo su il mio piccolo caos e ci dormo su. Domani sarà tutto più chiaro, più semplice. Domani sarà tutto passato, compreso questo mio aggrottare la fronte, arricciare le dita nervosamente, fissarlo negli occhi mentre mi ribadisce quanto mi ami e intanto blatera di un’altra femmina, rabbrividire al tocco delle sua labbra in un qualsiasi punto del mio corpo.

Non passa un bel niente, Fed!

E se  non passa, lo si fa passare.
Un’altra volta.
Repetita iuvant (sì, come no…)

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