Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

Twist in my cruelty

Mi capita di rado di sentirmi caustica e aggressiva come ora. Aspra, quasi cattiva ma di una cattiveria non nociva. E’ un qualcosa che mi prende per qualche momento, qualche ora al massimo, a livello superficiale, senza danno alcuno. Come se avessi morso tutti i limoni della costiera sorrentina all’apice del loro essere aspri: la mia lingua è un muscolo acre, ne porto il gusto addosso ma è solo una patina che mi avvolge senza penetrarmi.
Cattiveria sì ma che funge da stimolo, che mi muove dalla stasi in cui, per natura, giaccio. Staticità meramente fisica, sia chiaro; mentalmente corro su razzi e saette che governare è un’impresa.

Così parto, animata da questi bizzarri impulsi di ardore pseudocrudele, e galoppo a velocità sfalsata tra i piedi, lenti anche se rapidi nel passo, e pensiero, fulmineo e senza direzione. Mi sento le dita contrarsi allo spasimo, le labbra scoprire i denti che digrigno, un ringhio che contorce la gola e un enorme buco nero vibrante di luce malefica al centro dell’addome.

Ed è stupendo.

Non faccio male a nessuno, a me faccio un gran bene perchè è un ottimo sfogo liberare la parte più oscura di se stessi, una porzione che dovrebbe essere indomita ma che personalmente tengo a freno costantemente. Sono potenza fluida che invade quel che mi circonda e lo persuade a riempirsi di me, a lasciarsi sedurre dal proibito che mi sento addosso.
La cosa migliore è che questo stato si manifesti mentre sono in auto, possibilmente con il buio. Ok, mi piace correre con la mia Dixie però non sono folle da esagerare. E’ solamente la dominazione della strada, della notte, dello spazio tra il reale e l’irreale celato dall’oscurità che illude di essere padroni del momento, del tempo concesso, delle proprie scelte, e ti fa andare dove normalmente dimentichi di poter esistere. E’ il volume dello stereo, il volume della tua voce interiore che urla e magari stecca anche, che canta se stessa, i suoi guai, le sue gioie, e sfreccia in avanti assorbendo quella sensazione di benessere data dall’attimo in cui cedi a come sei per diventare quello che sei.

In fondo non è cattiveria, non è aggressività né corrosione crudele. Sei tu che, in qualche modo, per qualche motivo, ti liberi delle maschere e ti lasci scorrere dall’energia che possiedi dentro. Proprio come quei limoni della costiera: acerbi, immangiabili, ti annullano il gusto sulla lingua eppure li mordi e ne bevi il succo asprissimo perchè i brividi che generano son fastidiosi ma anche sadicamente piacevoli.
Eccco la verità: più che malvagia sono sadica…

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6 Risposte

  1. Insomma….
    Ancora nessuno ha avuto il coraggio di commentare…

    Ci voleva un masochista come me !

    domenica, 10 giugno 2012 alle @ 22:14

    • E da quando sei masochista?

      domenica, 10 giugno 2012 alle @ 23:43

  2. In effetti non sono sicuro di esserlo….
    Mi sa che è meglio che faccio un giro e torno quando sei animata da pensieri positivi…

    Dovessi prendermi una randellata in testa !

    lunedì, 11 giugno 2012 alle @ 9:12

    • Non è negatività quella che mi sentivo in quel momento in cui ho scritto. E’ una forma balenga di ottimismo furioso 🙂

      lunedì, 11 giugno 2012 alle @ 18:35

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