Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

FedelQuote – 1

Ho su labbra, dita, fronte, occhi, stomaco e cuore troppe parole, un affollamento di sentimenti che voglio impetuosamente esprimere e cozza con la possibilità di venir compresi. Non posso scrivere, almeno non in questo preciso momento; risulterei fumosa, torbida, aleatoria. Non sono Joyce, non so manifestarmi nella mia immensità in declinazioni tanto perfette. Tutto è una mescolanza caotica, un confuso magma esplosivo, a stento riesco a riconoscere i frammenti di concetti che mi navigano in testa.

Forse scrivere quella sciagura di storia che sto componendo è la mia disgrazia: dar forma ad essa per dar forma a me stessa. Ma un’ameba non diventa un cerchio.
Forse sarebbe il caso di stopparsi, di smettere di dire e fare cazzate per voler seguire il proprio fiume nell’illusione di giungere a qualcosa. Fermarsi e maturare. Decidere che il tempo della libertà, del fluido sentire è finita. Diventare adulti mentalmente e sentimentalmente, non solo sulla carta.
Ma non ce la faccio. Non voglio una vita matura, non voglio liberarmi del sogno, dell’illusione, dell’ostinata malattia di farmi ferire e curare dagli eventi. Vivrò sempre in un mondo tutto mio, assurdo e astratto in qualche modo, lontano e diverso, forsanche sbagliato e insulso ma mio e quando finirà, quando metterò la testa a posto, così l’età adulta richiede, allora sarò una candela spenta, braci annacquate, mare senza onde. Sarò morta.

Fino ad allora, tuttavia, voglio sentire, voglio urlare e sussurrare con la mia voce, anche se distante miliardi di anni luce dal resto dell’universo. Voglio vivere la vita a modo mio, anche se fosse immersa nei rimpianti: nessuno di essi potrà essere tanto devastante quanto quello di non aver vissuto quel che provo.
E intanto seguito nel mio delirio, che mi annebbia la mente più spesso di quanto non mi ingarbuglia le dita sulla tastiera. Scrivo. E leggo. Poco, ultimamente: leggere sembra una delle cose più facili e immediate possibili. Niente di più falso. Devi avere il cervello collegato, altrimenti non leggi: scorri consonanti e vocali che (si spera) stiano bene insieme e non cannino la consecutio temporum.
Questa, di cui riporto alcune frasi (spaventosamente vicine a come mi sento ora), sarà la prossima lama con cui ho scelto di colpirmi e guarirmi: c’ho messo mesi a riprendermi da Questo amore di Roberto Cotroneo (che, tra l’altro, consiglia il libro di cui sotto), su questo calcolo almeno il doppio del tempo, data la condizione di scombinamento che sto vivendo.
Rischio lo sbarellamento multiplo ma darei un dito per una libreria aperta di domenica…

…..:oOOOo:…..

“Io mi rivelo solo al secondo sguardo, o al terzo, mai a quello che effettivamente mi osserva.”

“Sto parlando di cose che non hanno nome, cose che nel corso della vita si accumulano sul fondo dell’anima, sedimenti e strati di terriccio. Se mi chiedessi di descriverteli, non saprei da che parte cominciare, non avrei le parole adatte. Solo una stretta al cuore, un’ombra passeggera, un sospiro.”

“Vivo soprattutto in quello che non ho.”

“Bisognerebbe capire e chiarire una volta per tutte perché “un brutto momento” può andare avanti per mesi, mentre un momento di grazia dura sempre e soltanto un momento.”

“A volte tocchi contemporaneamente il punto dove provo dolore e piacere.”

“Per un po’ forse continuerò ad urlare il tuo nome a me stesso, nel cuore. Ma alla fine la ferita si cicatrizzerà.”

“Dopo aver fatto l’amore, dormiremo abbracciati. La tua schiena contro il mio ventre. E io stringerò le dita dei piedi attorno alle tue caviglie, come delle mollette, perché tu non possa volar via la notte. Saremo come un’immagine in un libro di scienze: un frutto tagliato a metà, tu la buccia e io il torsolo.”

Amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso.

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5 Risposte

  1. E’ un libro eccezionalmente bello !
    Mi è rimasto nell’anima.

    domenica, 3 giugno 2012 alle @ 21:34

  2. manu

    ‘che tu sia per me il coltello’. da prendere a piccole dosi. con paracadute per quel muscolo chiamato cuore

    domenica, 3 giugno 2012 alle @ 22:08

  3. @Guido: eh appena mi riesce me lo prosciugo

    @manu: innanzitutto benvenuta nel mio blog. dici che è tanto tosto?

    domenica, 3 giugno 2012 alle @ 23:11

  4. manu

    @fedelma: mah, probabilmente dipende dal vissuto. ammetto. non l’ho finito. può essere che per contro ti annoierà. io non ne ho abbandonato la lettura per noia. anzi.

    lunedì, 4 giugno 2012 alle @ 14:52

    • In verità credo che sia molto vicino al mio modo di sentire, e anche di scrivere. O perlomeno al modo in cui aspiro a farlo.
      Ho un vissuto strano, particolare, fuori dallo standard e lo dico non perchè sia il mio e ne voglia elevare il livello per valorizzare di rimando me stessa ma solamente perchè non ho seguito le tappe della vita così come la maggior parte della società insegna che si dovrebbe vivere.
      Chissà, magari mi sconvolge l’anima, magari mi stomaca sino al midollo. Ma propendo fortemente per la prima ipotesi.

      lunedì, 4 giugno 2012 alle @ 16:24

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