Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

Dream a little dream of me

Ho sognato chi non dovrei sognare.
Stamattina, verso le sei e un quarto, mi son svegliata a fare plin plin e togliere lo yogurt dal frigo (il mio stomaco è freddo già di suo; incrementare la temperatura verso il basso non è tra i miei obiettivi, per ora). Ho guardato l’ora, mi son detta che un altro giro di sonno ci stava e mi son tuffata sotto le coperte.

Quando sono entrata in dormiveglia, poco prima di alzarmi, ho sognato di esser finita in un locale, più o meno nel pedemonte, dove sapevo lavorare un uomo che conosco. Di fatto lui non ci lavora ma, a livello onirico, unendo il fatto che era estate, che era più giovane di quanto non sia ora e che vive più a nord di me, devo aver mescolato le cose e aver creato una situazione ideale in cui figurarmi di passare di lì e di aver l’improvviso desiderio di fargli un salutino. Una cosa tipo Già che son da queste parti…
Stavo con tutta la ciurma al seguito, glieli ho presentati, sorrisi di circostanza e lui che mi abbraccia. Strettissimo. Saldo. E fin qui tutto bene se non fosse che l’illusione delle sue braccia l’ho percepita chiaramente e nessuno mi stava stringendo nel reale, nemmeno il mio braccio che  di solito non so mai dove mettere quando dormo. Turbamento di un attimo, io che lo guardo, gli dico Ammappa che stritolata!, lui che sorride e me ne assesta un’altra e il sogno prosegue. L’idea di fare un po’ di foto per burla, in posizioni da fidanzatini americani al ballo della scuola, giusto per sganasciarci poi con gli amici quando ci si vede: foto in piedi, foto seduti, foto distesi. E io odio farmi fotografare ma me ne fregavo pur non essendo bella e gnocca manco in sogno.
Al che, finito lo shooting casalingo, mi tira un po’ più al riparo della stube nella sala da pranzo accanto alla quale facevamo gli scemi sino ad un momento prima e VIA COL LISCIO dopo un’occhiatona che stenderebbe un cavallo.

Sullo sconvoltino andante, ho aperto gli occhi poco dopo, ho guardato la sveglia e mi son detta che il tempo per le baggianate era scaduto da almeno venti minuti buoni. Non è stato quello che ho fatto né quello che ho visto a lasciarmi scossa quanto la persona con cui ho fatto e che ho visto. Perchè con lui no, nun se pole, non ci si deve manco pensare. Eh ma io ci penso pure quando dico che non lo faccio. E lo dico a me stessa, non solo a chi mi sta accanto. Io no che non ci penso ma per pensare che non ci penso, ci penso eccome! Poi arriva l’amico di turno e mi chiede se l’ho sentito… Ma vaffanthoin va’!
Odio la primavera, pure se ci son nata. Odio il risveglio dal letargo! Odio i miei ormoni!

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