Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

ABC – Amici, Balengherie e Chiamate

A quanto ho capito, LuBo, da quando ci siamo rivisti giorni fa, ha iniziato a tendermi gli agguati. Si presenta pacato pacato dove di solito vedo Davide e aspetta. Guarda in giro. Finge di fare le sue cose. Testa bassa e ostentato disinteresse per quel che gli accade intorno. Menefreghismo mutante il suo, da quel che vedo, dal momento che non ho manco il tempo di entrare che me lo trovo davanti, più o meno casualmente (se se…), con il broncio.

L: Mi stai trascurando.
F: ?
L: Ti aspetto da un bel po’.
F: Ci dovevamo vedere e mi son dimenticata?
L: No. Ti aspettavo solo.

E allora che vuoi, figlio mio? Che passi di qui per incontrarti anche se non era preventivato? Io c’ho una vita, sfasata quanto vuoi, ma indipendente dai tuoi appuntamenti. Capitasse una volta, capirei, ma queste comparsate da immusonito stanno facendosi frequenti. Comunque sia, poi il broncio gli è passato. Potere curativo della sottoscritta, che fa ridere tutti tranne che se stessa.

Ma la scoperta del giorno è un’altra.
Da diversi giorni mia madre vuole che chiami il Polliambulatorio (Polli sì, perchè, con tutte le cose che faremo nel prossimo futuro, ci spenneranno come polle) per prendere appuntamento. Così mi sono armata di agenda, penna e fogli con il numero e la prescrizione di visita e diretta al cordless per effettuare la telefonata. Prediligo la linea fissa per le chiamate di servizio, io son sempre al verde sul cell, ma il cordless non c’è. Stamattina me ne ero accorta ma credevo fosse in giro per casa e ho evitato di cercarlo.
Pigio il pulsatino sulla base del senzafili per attivare la suoneria del cordless e andare alla ricerca seguendo la musichetta: succede tante volte che finisce sotto i cuscini del divano, magari è lì. Ma nella mia mente bacata si forma netta un’idea che aleggiava già dalla prima occhiata alla base sguarnita del telefono…
Non si sente nessun suono. CVD.

F: Ce l’ha in tasca l’Orso Bruno.
Mamma: O_O
F: Toh, guarda <ripigio il tastino. Silenzio>
Mamma: Te pareva… ora lo chiamo.

Mamma: Per caso… hai il telefono di casa in tasca?
OB: Ah sìsì.
Mamma: Ah bravo.
OB: Dopo te lo dò.

E che è? Un ciuccio? Io devo chiamare!
Tutto d’un tratto la fretta non c’è più e il Polliambulatorio lo chiamiamo domani. Mesta, riporto agenda, penna e fogli al loro posto, brontolando (perchè io brontolo e borbotto come un’anzianotta, nel caso non fosse stato chiaro finora) e per distrarmi un momento dalla lagnanze dò un’occhiatina fuori. Dai vicini, un camion di attrezzature da refrigerazione sta scaricando un frigorifero, lo stesso che prima della mancata chiamata era sotto casa mia. Cercavano di smerciare il frigo al negozio di abbigliamento e non capivano perchè la titolare non lo voleva.
No dico, è l’aria che aleggia attorno al mio quartiere a renderci sbarellati e infettare anche i poveri autotrasportatori di frigo o progressivamente si sta ammattendo il mondo?

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