Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

Questione di tesi (di laurea)

E dopo secoli e secoli di paziente martirio, anche il Padraig si laurea (deo gratias!). Più che Medicina e Chirurgia è sembrato Ostetricia: Viaggio al centro dell’Inferno. Un parto travagliato insomma. Di una gravidanza che almeno lui è riuscito a portare a termine (non come la sottoscritta che ha “abortito” alle prime nausee…vabeh lasciamo perdere).

L’ho sentito ieri (perchè ormai vedersi… più facile che crolli il Pirellone piuttosto che ci si riesca ad incontrare) e mi ha fatto un po’ strano nell’insieme dal momento che il nostro rapporto s’è logorato parecchio negli ultimi tempi: colpa mia, che dò troppo e pretendo altrettanto, che difendo il mio quando viene attaccato ed esigo dignità per le scelte che ho compiuto; colpa sua, che offre quello che gli avanza, pretende agevolazioni per l’abitudine di essere privilegiato e denigra chiunque non appartenga alla sua cerchia. Ciò nonostante, gli voglio bene e mando giù amaro spesso, chiudo gli occhi e mi dico che un giorno o l’altro i problemi che lo rendono acido dovranno pur finire e poi, magari, torna il Pad’ di sempre. Quello vero, che ho conosciuto undici anni fa.

Magari…

E che son figlia dell’Illusione Disillusa lo sanno anche i sassi ma le proprie origini non mutano anche se ti prendono a vangate sulle gengive. Sono affettuosamente sbagliata e il bello è che lo so e a dispetto di ciò mi amo comunque.
Ad ogni modo, è arrivato alle soglie della copisteria e dell’aula magna: si parla del periodo intorno all’8 marzo per la discussione, a cui difficilmente riuscirò a prendere parte. Pare debba essere la tesi del secolo: ha scelto il capo delle cure palliative e ci sta appresso seriamente da tipo settembre, forse prima; ha analizzato l’ira di Dio di casi, fatto la notte in archivio cartelle, ingaggiato tre trillioni di colleghi di corso e amici già laureati per fare la scrematura e la schedatura dei casi ed è stato strapazzato ad arte dal suo relatore per tutto il tempo, dal momento che è anche il suo Presidente di Commissione.

F: Ti ci viene una tesi con i controca**i, Pad’!
P: Eh… c’ho lavorato tanto su…
F: Lo so. Lo so. Tieni duro ancora un po’ che quest’estate tiri il fiato.

Poi la Domanda delle Domande.

P: Oh senti ma te… quante pagine hai fatto di tesi?
F: Cicci, io ho fatto Lettere, non Medicina. Non le puoi paragonare.
P: Sìsì, ho capito ma quante pagine era la tua tesi?
F: Un centinaio, esclusi indice, biblio e foto.
P: <silenzio>
F: Uè!
P: <confusissimo> Eh?
F: Quant’è la tua?
P: <silenzio>
F: Pa-ad’?
P: <deglutisce> 37…
F: Di dati e diagrammi?
P: Con quelli, l’indice e le foto arrivo forse a 50…

Cinquanta pagine per la tesi di laurea in Medicina e Chirurgia? Sulle prime credo mi abbia preso per il thoin ma poi mi risponde che la media è quella, intorno alle quaranta pagine di tesi nuda. Mi son forse sognata le tesi da due-trecento pagine, rilegate in similpelle solitamente blu o rossa, che l’Orso Bruno teneva sulla scrivania dello studio? Quella specie di mezzo Rocci che stavo tutte belline in fila nella libreria, traboccanti di citazioni, foto, schemi, ricerche, portate da sconvolti universitari dimagriti sotto il peso ingente della cultura? Evidentemente sì.
Il resto della chiamata è stata in trance per entrambi: per lui, entrato in crisi esistenziale al pensiero di una tesi formato slim; per me, che scopro di aver fatto una tesi da dottorato e doppio master tutta insieme. Ma, ripensandoci, una tesi come la mia era normale tra quelli che si sono laureati con me. Al che mi sorge un dubbio: vuoi vedere che la misura della tesi è inversamente proporzionale alla difficoltà della facoltà scelta?
Vado a meditare…

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12 Risposte

  1. Bisogna anche guardare il corpo, cioè il corpo del carattere; nonché il carattere stesso, propriamente inteso come stile del segno grafico e non come temperamento dello scrivente, nonostante possa esserci correlazione tra il secondo e la scelta del primo.

    In pratica, a parità di corpo (ipotizziamo un 12pt), la scelta del carattere può variare la lunghezza da un 15% in meno di spazio occupato a un 25/30% in più, prendendo come punto di riferimento l’uso dell’Arial (Helvetica) regular.
    Da evitare, per esempio, il Times tradizionale (se proprio piace, adottare il Times New Roman, che non restringe troppo) e orientarsi su caratteri più moderni, quali il Verdana o il Geneva, che “allargano” sensibilmente.
    Tuttavia, il carattere senza grazie potrebbe non essere gradito e allora si può optare per un esemplare che sia “ampio” ma che abbia al contempo la classe del Bodoni: il Didot. Provare per credere.

    Saluti

    martedì, 21 febbraio 2012 alle @ 8:25

    • Il Pad’ sostiene che il font è corretto, l’interlinea è 1.5 e la spaziatura regolare. La tipica tesi insomma.
      Poi lo chiamo e gli consiglio il Didot. Così allunga.
      Grazie 🙂

      martedì, 21 febbraio 2012 alle @ 10:51

  2. (Naturalmente, se la tesi deve essere presentata con carattere e corpo prestabiliti, come non detto.)

    martedì, 21 febbraio 2012 alle @ 8:26

    • Il font è gestibile, oggi, purchè sia simile a quello canonico. Per dire, in Comic Sans le tesi non le fai (anche se sarebbeo simpaticissime).
      Il corpo invece, ahinoi, è quello.

      martedì, 21 febbraio 2012 alle @ 10:53

      • Il “simpaticissimo” Comic Sans per una tesi? L’orrore, l’orrore!

        martedì, 21 febbraio 2012 alle @ 12:03

        • Qualcosa contro il Comic? U_U

          martedì, 21 febbraio 2012 alle @ 12:09

          • Non in assoluto.

            martedì, 21 febbraio 2012 alle @ 21:40

  3. Anche io mi sono laureata in lettere e la mia tesi era un mattonazzo incredibile.
    Però credo che non conti la lunghezza delle pagine ma quello che c’è dentro e se lui ha fatto ricerche importanti possono bastare poche pagine per illustrarle.
    Comunque medicina è più difficile di lettere, non ce n’è.

    martedì, 21 febbraio 2012 alle @ 8:59

    • Già. Il mattonazzo. Il mio relatore, aka Fred Labbroni (stessa bocca dalla Jolie. Dopo che ha pomiciato con un caterpillar u.u), prima mi ha lasciato cercare, scrivere, correggere e rivedere, poi mi ha detto di tagliare che era troppa roba. E ho tagliato di brutto. E’ che ti appassioni, ti lasci portar dentro le cose e alla fine il conto delle pagine diventa ingente. Su che era la tua tesi?
      Medicina è La Facoltà per me. Più difficile, manco biotecnologie astrofisiche elettroniche…

      martedì, 21 febbraio 2012 alle @ 11:00

      • Una tesi storica sui discorsi di Winston Churchill 🙂

        mercoledì, 22 febbraio 2012 alle @ 9:00

        • Ammappa… mica robetta eh.
          Peccato che di persone che comprendono e apprezzano un lavoro fatto bene ce ne sian poche.

          mercoledì, 22 febbraio 2012 alle @ 10:41

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