Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

Vediamo di ragionare un attimino

Domenica lavoro. Non retribuito, per ora, ma lavoro. Immagino sia l’inizio di una collaborazione a tempo indeterminato in cui devo necessariamente dirigere le energie per poter raggiungere dei risultati accettabili. Il che implica prendere il mio buon container di forze e cominciare a distribuirne il contenuto con giudizio. Premesso che mi alzo la mattina con il Frejus nello stomaco senza neanche aver formulato un pensiero vago su Davide, presumo di dover imporre a me stessa fin dalla sera prima un po’ di rigidità, facendo appello al dovere, alla ragione e ad una dose consistente di freddezza. Perchè se continuo ad esser indulgente non procedo.
Quindi, già da domani (oggi no, voglio un altro giorno solo per pensare con ogni fibra del mio corpo a lui) testa bassa come i montoni e via andare. Temo che finisca come l’ultima volta: tempo per vedersi azzerrato, lavoro che mi rimbambisce, rispondo a monosillabi e dopo ore agli sms, la bilancia che pende dal piatto in cui non sto io. E allora è destino e mi metto l’anima in pace. Ma prima chiarisco. Se non per lui, per me.

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