Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

EndoDavidorfine

Quando stai bene con una persona, o più ancora, sei in palla fissa da mesi per un individuo, il momento più duro è la separazione, il doversi salutare. L’attimo in cui i tuoi piedi e i suoi non si guardano più e viaggiano nella distanza del distacco, quando lo spazio vitale non è più condiviso e muta, quando il tempo in cui non respirerai la sua stessa aria va formandosi in crescendo. Tu qui e l’altro lontano, il dover sopportare l’assenza in attesa della presenza. Così mi hanno sempre detto che stavano le cose.
E invece no, perchè c’è di peggio.

Se Davide se ne va e annulla le possibilità di connessione tra la sua persona e la mia mi pesa ma lo tollero, proiettandomi all’istante in cui tornerà. Perchè lo so che torna (io ho troncato con lui, non lui con me).
Se Davide deve andare ma resta a concludere le ultime cose nel posto dove sono io, gironzola qui attorno e non spezza il cordone visivo-olfattivo-sensoriale che ci lega allora mi consumo, svaporo in me stessa. Diventa più che pesante la situazione ed è problematico restare indifferenti. Che poi, evitasse di comparire due battiti di ciglia dopo che son riuscita a recuperare un minimo di lucidità. Passa come una cometa nel mio campo visivo, mi fa scorrere addosso una frase innocua
Ancora non sono passato da casa a cambiarmi…
Devo muovermi che l’auto in doppia fila…
Scappo! Ci si vede alle cinque e mezza (poi arriva alle sette)…
e invece rimane nei dintorni, ti illude che, dai, tanta fretta non ce l’ha se è ancora lì, magari altre due paroline le puoi fare, puoi continuare a drogarti del gesticolare delle mani e delle smorfie di divertimento malcelato quando sparo la cinquantesima boiata del minuto, avvicinarti a rubargli l’ennesimo abbraccio (come se le settantadue stritolate precedenti appartenessero ad una vita fa).
Tempo di chiamare il suo nome, forsanche concludere una frase con soggetto predicato e complemento oggetto… ma quello già non ti sente più, è andato. Forse parlo troppo lenta…

L’alternativa al Teatrino Davidiano de visu è msn, specie quando lavora. Lì sì che mi parte la brocca a manetta.
Lui che mi dice che deve uscire, che una fretta pazzesca, che porti pazienza se non può darmi retta ma sta impicciato. Evvabeh, mica casca il mondo! Lo saluto, lo rassicuro che è tutto ok, ci sentiamo in un altro momento; mi saluta, manda emoticon di baci in risposta alle mie, cala il silenzio.
Dopo dieci, venti minuti è ancora online su disponibile.
Ma non dovevi uscire?
Finestra muta anche dopo quattro, cinque minuti. Si è dimenticato msn aperto… e mi lascio andare alla delusione dell’illusione, chiudendo ad icona la conversazione, che dopo poco inizia a lampeggiare.
Mi sto cambiando.
Non ho tempo di rispondergli che continua.
Ho fatto la doccia. Adesso mi vesto. Che metto? e manda l’invito per la webcam alla sottoscritta con la faccia da turbata a vita, che ovviamente accetta.
Volta il portatile e mi mostra che appesa al bordo dell’armadio c’è una selva di grucce con vestiario vario e lui sotto che indica con il ditino teso l’uno e l’altro descrivendo come fosse Gian Paolo Gualtiero i diversi outfit. Mette sempre quello che gli sconsiglio, ovviamente. Lo stiloso è lui, non io, thk God!
Una volta vestito e riordinato, torna davanti alla web, tenuta aperta per poter sparlare mentre si prepara, manda un bacio e se ne va. Questo nelle volte fortunate. Altrimenti, dopo la scelta degli abiti, agitando sempre il famoso ditino, mi rimprovera che non si guarda, chiude la web ma non la finestra e scompare. Torna un millisecondo per un Vado (K) e stacca tutto.
Al chiudere repentino ci sono abituata, io stessa lo faccio, ma questo protrarsi del suo “essere raggiungibile nella raggiungibilità incerta” credo sia più deleterio di un congedo secco e definito. Mi lascia sospesa, incompleta e dubbiosa. Perché quando stai bene con una persona il tempo che condividi è sempre troppo breve e esiste infallibilmente una parola che non hai detto e che ti urge di dire, un gesto da compiere per  rendere perfetto il momento, uno sguardo per ricordare l’istante speciale prima del distacco. E io di parole, gesti e sguardi da ultimo minuto ne ho una vagonata…

Il problema mi sa che sono io, allora. Una donna che, materialmente e spiritualmente, sta eternamente in sopravanzo. Anche ora, che lo aspetto dopo l’sms che mi ha spedito. Sento un brusio farsi grosso alle mie spalle, un’orda di donne che mi rimproverano di stare alla mercè dell’uomo del momento, biasimo a ragione, sicuramente. Eppure in certi frangenti è giusto anche così: se le cose nella vita di Davide si sono evolute, sarà stato un passo per far convergere la mia linea e la sua verso un punto d’incontro; se è rimasto tutto uguale, che ho perso mai a comportarmi in questo modo? Nulla. Sono solo endorfine che addolciscono il mio cuore fattosi un po’ amaro. Ho così bisogno di un po’ di dolcezza…

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