Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

Sconvolgimenti e Riflessioni

Passa moscia la giornata di oggi, con la sottoscritta che starnutisce a spruzzo nonostante si pari davanti al Triangolo della Morte (Dr. Oz, I ❤ U) qualsiasi cosa trovi a tiro, oltre la propria manina.
Mia madre ed io, a tranzollare pacifiche a tavola sino ad orari poco tavoleschi in virtù del fatto che stavamo sole at home. S’è ammalata anche lei e, pure in questo caso, la colpa è della progenitrice bronchitica, incacchiata a bestia da quando mia madre le fa garbatamente fatto notare Se ti mettessi una mano davanti quando tossisci…

Mattina impiegata a tradurmi gli esami del sangue dal medichese stretto. Pare che, se dovessi decidermi a diventare produttrice di prole, ci potrebbe essere qualche ostacolino. Manco avevo iniziato a pensarci che già mi si para innanzi un autocingolato. Esaltante.
Problemi, problemi, sempre problemi. Che palle cosmiche vivere

MA

han mescolato bene quella volta che mi hanno impastato e la mente mi sa distrarre e trascinar via dalle faccende che fanno male, ubriacandomi di altri stimoli.
Così sono finita a leggere blog a destra e a manca in attesa che il mal di testa da starnuto-raffreddore-tosse si placasse con la giornaliera dose di paracetamolo (sì, sono drogata U_U) e quella (benedetta, eccezionale, provvidenziale) parte di me che “mi porta via dai pensieri” mi ha guidata verso la Galassia degli Scrittori Emergenti, ambiente che mi è caro forse più di quello della medicina perchè più accessibile sensorialmente e umanamente parlando.

Scrivere…

Da un anno e mezzo circa sto appresso ad un progetto nato con la folgorazione stessa che si prova ad assistere alla fine di una Supernova e per ora va. Pianino ma va. Tempi biblici i miei, osceni per la mia foga di espressione e la mia fame di realizzazione. Poi mi dico che meglio metterci un tempo lungo e chiudere l’ultima frase con il punto definitivo che sputar fuori tutto in fretta e fuori per sentirsi inaridire con nulla in mano. Ho solamente il terrore di scoprirmi spenta e vuota all’improvviso: la mia memoria lo è già da tanto tempo. Scordo le cose dall’Incidente, i ricordi si frantumano e si sparpagliano con dispetto in angoli reconditi della mia mente; non voglio dimenticare la mia Storia. Pretendo di scriverla, ci mettessi dieci anni, fosse un parto plurigemellare di cavolate messe ordinatamente nella memoria del pc. Non mi interessa. Solo per il fatto che sono mie, che appartengono al mio sentire, assumono un valore inestimabile.
Perciò io scrivo. Per me stessa. La scrittura come specchio, come forziere di emozioni. Devo, però, imparare a farlo al meglio.
Così, leggendo qui e là, ho trovato il blog di ColuiCheMiSalveràDallaMiaImprecisioneScrittoria, da oggi eletto a mio guru. Fare errori e non accorgersene è drammatico ad ogni livello; un po’ di sana autocritica (sperando di non fare a brandelli anche questo scritto…) e di individuazione delle pecche mi ci vuole. Che io di pecche… avoglia se ce n’ho! Mi strappa un sorriso aver riconosciuto nei suoi tratti fisionomici quelli di SimoSimo, uno dei miei più cari amici, e mi confonde un po’ accorgermi dalle foto che ha pubblicato che, negli anni, sorride meno. Probabilmente ha imparato a sorridersi da dentro e assumere un’espressione di placida saggezza che non nego di invidiargli.
Chissà che, a mia volta, diventi saggia, un giorno. Una saggia scrittrice, oltre che una pazza con il pensiero costantemente in corsa.

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4 Risposte

  1. Considerato lo stile fresco e spontaneo con il quale scrivi, piacevole a leggersi e per niente artefatto, permettimi di esprimere un umile parere, giammai un consiglio, solo un parere. Lasciar perdere i guru e aver più fiducia in te stessa, è di gran lunga migliore come soluzione per crescere. I guru nascondono sempre sorprese, spessissimo costituiscono delusioni, sempre ci portano dove vogliono loro non dove vogliamo andare noi.
    A proposito… se ti può essere di conforto, un mio racconto breve iniziato nel 1998, l’ho terminato nel 2008. Coraggio! Ce la puoi fare 🙂

    mercoledì, 8 febbraio 2012 alle @ 8:07

    • Ti ringrazio dei complimenti. Nel blog scrivo senza mediare le idee, lasciandomi scorrere in una specie di flusso di coscienza che non sempre risulta comprensibile a chi non mi conosce da un po’. Ma quando scrivo con la ESSE maiuscola è diverso: è un qualcosa che faccio per me ma che deve essere ricostruibile fuori dalla mia mente e dal mio sentire. Non sono Joyce e non tento nemmeno di esserlo. Qui è rompere l’involucro delle emozioni e lasciarle sgorgare libere, aperte all’aria; il libro, e il modo di scrivere con cui mi dedico ad esso, è similare ma più modulato.
      (ecco vedi? ho scritto senza pensare: io capisco che voglio descrivere ma mi resta sempre il dubbio che sia lo stesso per chi mi legge :S)

      Quanto ai guru, nella mia concezione sono guide e ispirazioni, una mano che ti accompagna sul cammino ma che non ti obbliga a mettere il piede sull’orma che hanno definito per te. Quella è dipendenza, assoggettamento, sottomissione: in vita mia non sono mai stata dipendente, assoggettata o sottomessa da nulla di materiale o spirituale. Non sarei io, oggi, ma una proiezione di qualche altro, solo la copia di mille riassunti, come la chiama Bersani.
      I guru, poi, sono persone e, pertanto, sottoposte alla più inevitabile delle malattie umane, l’imperferzione. La sorpresa, la delusione, la più o meno volontaria impressione di direzione che posso dare a chi li segue fanno parte del gioco. Nemmeno gli Dei sono perfetti, checchè se ne dica 🙂

      mercoledì, 8 febbraio 2012 alle @ 12:40

      • Siamo d’accodo, la perfezione non esiste, e credo nessuno voglia pretenderla. La ricerca invece sì. Ricerca di tutto, di sé stessi, degli altri, di uno scopo per crescere e migliorarsi. Questa ricerca deve essere finalizzata a tendere alla perfezione, che non credo sia sbagliato, ma con la consapevolezza di non poterla raggiungere. Insomma il viaggio è più importante della meta. Potrebbe sembrare frustrante, detta così, e magari lo è. Ma allora lo è la vita intera. E questo non lo credo. Quindi tutti sono importanti per arricchirci e permetterci di crescere ma, secondo il mio parere, nessun individuo può sostituirsi alla moltitudine. Perché? Perché per quanto si possa essere liberi da condizionamenti, tutti dipendiamo da tutti e siamo in stretta correlazione quanto più ne approfondiamo la conoscenza.
        Tu dici “io capisco che voglio descrivere ma mi resta sempre il dubbio che sia lo stesso per chi mi legge”. E’ proprio quello il bello! Secondo me non puoi scrivere cercando di far capire o di contentare tutti (siamo 7 miliardi… la vedo dura! 🙂 ), devi scrivere cercando di soddisfare te. Quelli che ti ameranno, se entrerai nei loro cuori, ti seguiranno. Agli altri non credo che potresti mai piacere, nemmeno adottando il decalogo del bravo scrittore. Lo stile è il tuo e il giudice sono i lettori. E’ attraverso loro che imparerai quello che vuoi imparare. Tu dici che blog e scrittura creativa sono diversi. Certo, è normale, ma lo stile si vedrebbe anche se scrivessi una ricetta. Permettimi di insistere e scusami se lo faccio… fidati di te: lo stile si affina con tempo, con lo scrivere e con il parere e/o la critica del lettore qualunque, dal quale sarai sicura di ottenere un giudizio sincero e costruttivo. Almeno secondo me! Giancarlo.

        giovedì, 9 febbraio 2012 alle @ 8:48

        • La perfezione è un’arma a doppio taglio: ti stimola a migliorare ma spesso a costi troppo esosi.
          Personalmente, più che tendere ad essa, preferisco tendere a degli ideali ritagliati sulla mia persona e sulle mie capacità; non posso voler diventare Papa se alle donne è impedito, come non posso diventare alta 190 se ho quarant’anni e sono 150 (sono esempi che non mi rispecchiano ovviamente). Voglio tendere a realizzare me stessa e solo me stessa, ricercare la vera natura di me, della vita, delle cose. Voglio acquisire la saggezza dei vecchi e conservare l’innocenza dei bambini per non guardare all’esperienza con gli occhi ottenebrati dai filtri che la società, e la vita stessa, ci pongono davanti.
          E la meta, come il viaggio, è importante, soltanto lo è in modo differente. Ogni viaggio ha in sé una meta; privando di importanza l’arrivo, defraudi anche il viaggio ad un mero vagheggiare in cerca di qualcosa. Il che è rilassante, piacevole ma non credi che a cercare in continuazione, alla lunga non ci si stanchi? Io vivo per tappe, come in un lungo e intenso Tour de France, e la morte, che un giorno arriverà anche per me (porcaccia miseria!), sarà la fine di questo tour. Ma ritornerò ancora e ancora: in fondo il Tour de France non ha la sua fine definitiva nel raggiungere Parigi, no? 🙂

          […] nessun individuo può sostituirsi alla moltitudine. Perché? Perché per quanto si possa essere liberi da condizionamenti, tutti dipendiamo da tutti e siamo in stretta correlazione quanto più ne approfondiamo la conoscenza.
          Ogni individuo è una moltitudine. Di pensieri, di espressioni, di gesti, di sensazioni, di vite (se credi nella metempsicosi o, più semplicemente, nella reincarnazione). Il singolo, come tu dici, non si sostituisce alla moltitudine ma è vero anche il contrario anche se credo che non dipenda dai condizionamenti quanto dalla mera dipendenza emotiva, almeno nell’epoca che viviamo, con i social network, internet e i mass media più genericamente. Se non sei visibile non esisti ma questa è un’altra faccenda che diventerebbe prolisso trattarne in una risposta.
          L’uomo è un animale sociale. Le persone non sono fatte per vivere da sole sosteneva uno degli uomini più intelligenti dell’età antica e gli dò ragione ma fino ad un certo punto: conosco uomini, e donne, che vivono soli, totalmente, lungamente e deliberatamente soli e stanno benissimo, forse meglio di molti di noi…

          Guarda Giancarlo, io piuttosto che piacere a tutti e adottare decaloghi di bravura mi taglio il naso. Comunque si faccia, qualcuno lo si scontenta e francamente preferisco scontentarne tanti ma essere libera di esprimermi. Che in giro ci son già troppi bavagli e cinghie di contentimento per i gusti miei.
          Il mio problema, oltre quello di scovare il canale giusto di espressione (nel senso più elementare del termine), è risultare comprensibile ad un livello base in quello che descrivo. Tutto qua. Con la scrittura si spalancano mondi sulla fantasia dell’autore e quei mondi devono poter essere accessibili, non strade sassose e coperte di indicazioni confuse. Poi ognuno è nel pieno diritto di fermarsi, analizzare le buche per via, di sostare a mangiare bacche dai cespugli o sfrecciare in fondo al cammino saltellando qua e là. Io scolpisco una strada, a chi legge il piacere di scegliere come e se seguirla.
          Ti ringrazio, comunque, per la fiducia e il parere onesto.

          giovedì, 9 febbraio 2012 alle @ 16:21

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