Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

Archivio per ottobre, 2010

Perdite

Ho l’impellente bisogno di piangere, di piangere tanto, di ricoprirmi le guance di lacrime, il collo.
Ogni tanto una goccia di pianto mi sfugge ma è sempre trattenuta per i motivi più vari.
Non riesco a piangere, mi sento soffocare. Quando accadrà, mi svuoterò di me stessa, sarò un’inondazione e chi assisterà penserà ad una crisi nervosa.
Odio piangere in pubblico. Il pianto è sintomo di un crollo psichico, di una fragilità spropositata, questo pensano.
E io vorrei sempre più piangere, lasciarmi tracimare perchè ho così tanto nel mio ruscello di lacrime che ingorga il suo scorrimento e infallibilmente finisco sempre lì, al masso più grosso, alla rabbia, all’amore…

Non so piangere, non l’ho mai saputo fare, e anche quel poco che ero in grado di garantire al mio essere non c’è più. C’ho perso la mano e ho perso anche la voglia di innamorarmi. Resta solo il desiderio, un vorrei al condizionale che accomuna tante cose: vorrei andare negli USA, vorrei scrivere un libro, vorrei vivere in un loft, vorrei i capelli lunghi…
…vorrei Lui.
Dopo la nostra rottura, ho troncato di netto con la vita e l’amore molto peggio di come abbia mai fatto. Lo vorrei anche ora che è immerso fino al collo di problemi, di ostacoli, di pensieri. Ha ragione chi mi dice che sarei in grado di annullarmi completamente e definitivamente per Lui: lo farei anche ora. Non esisterei più per lasciar esistere Lui.
A volte mi torna in mente quel romanzo di Marquez, L’amore ai tempi del colera: non credo che sfogerei mai le mie frustrazioni in rapporti occasionali ma mi terrorizza pensare che nemmeno 50 anni basterebbero a coprir di cemento il ritratto del suo volto che ho sul cuore…