Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

Archivio per luglio, 2010

Il duro mestiere del cuore di una donna

Il mio guaio è che amo. Amo troppo. Amo spesso.
Alla fine non distinguo più se amo o se non amo. E se amo, non so è amore per ciò che amo o amore per l’amore.

Sono una bolla fragilissima che rischia ogni volta di scoppiare definitivamente. Ma intanto rotolo in tutte le direzioni: scendo, salgo, in diagonale, salto gli ostacoli. Prima o poi mi farò male davvero.

E ora sono di nuovo qui, in attesa di capire.
Sono quasi innamorata. Quasi perchè lui è già occupato, quasi perchè lui è potenzialmente un donnaiolo, quasi perchè mi è lontano. Questo "Quasi" è il mio muretto da un metro che segna il confine tra consentito e non consentito. A questo limite ci sto appiccicata, schiacciata contro ma non lo supero. Il cuore premuto contro le pietre e la calce mi rimbalza con il doppio del rumore nel petto. Anche se fossi sorda, lo udirei.

Lui non c’è mai quando lo cerco. Arriva quando non me lo aspetto. Arriva quando sto andando via. Se potessi, mi spezzerei le unghie contro la barriera del Tempo per trattenerlo con me.
Lui manca e sa di mancare e più manca, più mi perdo nel pensiero di lui.
Mi manca la sua mano che si tendeva nella mia direzione quando lui cercava di me che ero ancora cieca…


Chissà se ce la faccio…

Cena serale in questo lunedì di luglio che, quatto quatto, torna a farsi troppo caldo e afoso per i gusti della sottoscritta.

Si va tutti da Daria per, credo, una grigliata: dovremmo essere una quindicina se non si aggiungono quelli che non hanno ancora dato cenni di vita (Vitiello, rispondi alle mail!!!). Il posto non è lontano da casa mia ma non ho idea di come e, soprattutto, di quanto ci metterò per raggiungerlo: la zona per me è semi-sconosciuta, troppo fuori dai miei giri.
Cosa ridicola per il mio orientamento super-mega-sviluppato, mi sono dovuta vedere la strada su google maps! Molto probabile che mi porti appresso pure il navigatore, se la batteria non mi lascia a piedi a mezza via…
Volevo portare qualcosa, tipo un dolce, un semifreddo ma le pasticcerie di lunedì sono chiuse o hanno paste di rimanenza dalla domenica e prendere un semifreddo, anche se trasportato in borsa termica, non mi garantisce che arrivi allo stato solido… vedrò che trovo nei pressi del punto d’incontro: mi pare ci sia una gelateria da qualche parte lungo la strada.
 
Iersera, invece, dopo una domenica quieta e pacatina, sciolta davanti alla tastiera, sono uscita con la ciurma per cenare ad una sagrucola paesana qui nei pressi: cibo orripilante (in quale area geografica lessano le braciole prima di grigliarle??? nella mia… che schifo!) ma intrattenimento gradevole: fatta eccezione per il patologico bisogno di fare una mezza dozzina di mazurke per gli attempati abitanti del paese, i due musicisti si son dati ai balli da villaggio vacanze. Non amo particolarmente questo genere di passatempo ma la Gwenna mi ha trascinato a peso morto sulla pista, minacciandomi con dichiarazioni che qui non posso riportare per pericolo di fuga di notizie.
A occhio e croce non mi cimentavo nei balli di gruppo da quando avevo 13-14 anni, alla festa che fanno annualmente nel sagrato della mia parrocchia; vero anche che, al locale di latino-americano che si frequenta di quanto in quanto con la compagnia, qualche ballo di gruppo lo si fa, ma con molta più serietà e precisione (con tutti i ballerini cubani che lavorano là dentro se non balli a regola d’arte, prendono e si avvicinano per illuminarti sul sacro movimento di bacino da fare, sul ritmo da seguire, sul tenere la testa alta e non fissare continuamente i tuoi piedi o i movimenti di quelli che si dimenano attorno per imitare da cani i passi che fanno.
È stato simpatico, ci siamo divertite, solo che dopo l’esibizione sul palco di Gwenna (invitata espressamente dal duo dopo averla vista ballare) sulle note di Waka Waka, abbiamo fatto il vuoto: forse non era il caso che si mettesse a fare la sosia di Shakira…

Una spolverata di Caos

Dalla fine del 2009 le cose non sono molto cambiate: lavoro zero o quasi, ancora single (e felice di esserlo), soldi pochi, soddisfazione meno ancora. Ma continuo a star bene con me stessa.

Ho ripreso a scrivere grazie agli stimoli che una vecchia conoscenza superflua, ora diventato un amico particolare, mi fornisce inconsciamente. Non porterò a conclusione nemmeno questa storia ma conto di spingermi abbastanza avanti da poterla accantonare senza rimpianti quando sarà il momento: se le circostanze torneranno a farsi favorevoli, la terminerò a tempo debito.

Per il resto calma piatta…
Ho ripreso a sentire Lillo, sempre con troppa enfasi all’inizio che inevitabilmente scema con l’andare dei mesi. Che lui mi ami, tra alti e bassi, lo so da ormai un anno e mezzo; che io non lo ami lui l’ha capito da molto prima di quel che ammette ma la speranza che cambi idea gli sta rovinando l’esistenza. A volte vorrei averlo qui per abbracciarlo e coccolarlo ma il suo contatto fisico sarebbe pericoloso per la salute mentale di entrambi: personalmente non me la sento di dover reggere un rapporto che già ha sul suo piatto della bilancia troppo sentimento.

Ah! Una novità che mi scordavo di segnalare…
Da qualche tempo canto con un coro polifonico: la cosa è molto gratificante anche se lo studio che ci sta dietro, in verità, è cospicuo. Dal prossimo concerto dovrei riuscire ad inserirmi agevolmente. Mi serve urgentemente un microfono, un’asta e un leggio: mannaggia al Dio Denaro che mi inquieta!


Nei silenzi

Dev’esser scritto nella grande Libro del Destino che non riesca a tener in piedi in pianta stabile questo luogo di emozioni.
Mi ci sforzo, mi impegno ma c’è sempre qualcosa che non funzia alla fine: un po’ io, un po’ il tempo, un po’ gli eventi. In tutta onestà mi duole molto questa frammentarietà ma fa parte di me, sono io, con la mia incostanza, con i miei guizzi di impulsività e di espansività.
Per l’ennesima volta ci riprovo, risalgo la mia dolcissima montagna di parole e mi rimetto a contemplare l’orizzonte per scavare ancora dentro me. In fin dei conti amo questo mio cadere, giacere inerme e silente per lunghi periodi: chi ha sempre qualcosa da dire alla fine non dice nulla perchè ha detto troppo. Anche i silenzi hanno un valore.
Nei silenzi puoi ritrovare te stesso.