Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

Archivio per maggio, 2009

Riflessioni punto 1

Quando sono sola mi ritrovo a pensare se sto facendo tutto bene, lavoro, salute, sentimenti.
Se la via che ho scelto è quella che più si confaceva a me in questo periodo della vita.

Mi capita di pensare ancora a Lui, qualche volta. Certo, tutto è più semplice perchè non vedo da un paio di mesi.
Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
Ma succede che sporadicamente lo sento. Spiritualmente.
Mi gira intorno come un brusio silenzioso che mi ricorda che c’è, che sta lì.
Ora che c’è Il Boss Biondo non sento più tutto quell’attaccamento che avevo prima, anche dopo aver divelto dal cuore ogni grumetto di Lui. Eppure continua a starmi addosso, sul petto, sugli occhi.

Tra qualche settimana, quando sarò più libera, per questioni personali devo tornare sul "luogo del delitto", dove lui lavora. So già da ora che, in un corridoio o nell’altro, lo incrocerò.
Attendo quel preciso istante per capire questa presenza che cos’è.
Amore redivivo.
Speranza.
Illusione.
Spettri del passato.

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Riguardo a Il Boss Biondo – parte terza

Mando a ripetizione i rotacismi della voe vellutata Nino Buonocore in Windows Media Player mentre, in qualche modo, mi riprendo lentamente dall’intenso pomeriggio passato con Il Boss Biondo. Non ricordavo che a maggio il sabato fosse così dolce….

Ieri c’ho un mezzo litigato: vengo… non vengo… passo alle 2 e mezza… alle 2 e mezza devo andare in banca… gli ho lanciato un ti odio!!! senza mezzi termini via sms, che mi è sgusciato fuori dal cuore come uno sbuffo a lungo trattenuto, che si è addolcito solamente a messaggino inviato. Troppo tardi per aggiungere un quasivoglia termine di scherzo e burla, per smorzare i toni. Un po’ se l’è presa: si è scusato lui, per esser sempre irreperibile, ma la colpa è mia: sono possessiva ed egoista nei confronti di qualcosa che non è mio.

Stamattina però le cose si sono chiarite, complice il fatto che nessuno dei due era occupato dalla consuete "faccende settimanali".
La sua affabilità mi scombussola, mi manda in confusione allo stesso modo di quando mi solleticano fino allo spasimo: quando smetto di ridere, ho i polmoni senza più un briciolo d’aria, il cervello fuso, non capisco più un accidente e mi ci vogliono alcuni lunghi istanti prima di racapezzarmi su chi sono e dove sto.
A volte restiamo entrambi imbambolati a guardarci, appoggiati al bancone o al tavolino del locale del suo amico o al parapetto che protegge dai tuffi involontari nel fiume che scorre in città, al che fatico a comprendere se lo faccia per emulazione o perchè effettivamente sia perso quanto me a fantasticare. Poi mi posa una mano sull’avambraccio e mi chiama per nome, sorride, parla e parla e non dice niente; mi abbraccia e borbotta al mio orecchio qualche stupidaggine, ridendo; mentre camminiamo, accompagna il mio passo con una mano all’altezza dei reni, mi stringe.

Questo pomeriggio è stato bellissimo: addosso ho ancora i brividi di un’emozione forte che non provvo da quando ho conosciuto Lui. Forse anche per me arriveranno finalmente giornate migliori.


Riguardo a Il Boss Biondo – parte seconda

Siamo allo stadio "vorrei… non saprei… ma se puoi…" (<– Lucio perdonami!)

I miei orari non coincidono con i suoi: la sua disponibilità è perlopiù serale, la mia perlopiù diurna. La mia voglia di vederlo è pari alla sua di trovarmi di nuovo.
Al fine di poter starcene tranquilli un po’ per conto nostro, mi dà giorni e orari stabiliti in cui sa di esser libero. Ma in quei giorni e orari stabiliti non c’è. C’è in giorni e orari non stabiliti, quando non me lo aspetto, quasi cercasse di evitarmi.
E quando arrivo, se la svigna. Mi dà giusto il tempo di odiarlo qualche minuto, lui e il suo atteggiamento, poi torna, chiedendomi di stare con lui.
Lo manderei dove so io. E ce lo mando, bonariamente ma senza remore. Il Boss Biondo sa che ci deve andare quando ce lo mando io.
Alla fine, però, si sorvola, si sta tra noi, io e lui, soli o quasi. Momenti brevissimi, causa lavoro. Lo odio.

Si fissa un altro appuntamento per incontrarci. So perfettamente che, anche se me lo giurasse, non verrà ma lo aspetto lo stesso.
E invece compare! Mezzora dopo l’orario prefisso ma compare. Si scusa, è dolce da non credere. Coscientissima che mi prende per i fondelli, mi ci faccio prendere volentieri.

Poi, in un momento di trasporto non autorizzato, o forse di sfacciato menefreghismo, gli confesso che mi piacerebbe farlo ammattire per me… è quello che sto cercando di fare io con te…
Mi sento mancare il terreno sotto la sedia su cui siedo.
Se questa è una di quelle nuove tecniche di approccio a tradimento per far crollare le difese di una donna, c’è riuscito in pieno…