Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

Archivio per aprile, 2009

Parlo troppo

Al momento sono un po’ in stand-by con la mia solita routine.
Nella piattuggine del quotidiano mi ero un po’ rotta di starmene in panciolle ad aspettare di tornare alla normalità.
Così ho fatto un giro per luoghi che di quando in quando frequento.
Ho scoperto una "nuova dimensione" e lì ho conosciuto Il Boss d’Oro.
Nei miei confronti si comporta in modo diverso da quello a cui sono avvezza: c’è una libertà e una schiettezza che mi conquista, uno charme tipico di chi con la vita ha stretto un patto di non belligeranza.
Mi ha trafitto l’anima senza muovere un dito.
Curiosamente l’ho colpito anch’io, più di quello che immaginavo. Me l’ha confermato.
Poi ieri, in automatico, si è inserito il comando "Fedelma – sparacazzate"…
Credo di averlo congelato. I miei punti sono diminuiti vertiginosamente come un monte di neve che si scioglie al sole.
Mi prenderei a pugni in testa.
Perchè cavolo ho la capacità di parlare? Dovevano togliermela in fase di assemblamento…

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La febbre del sabato sera

Serata impegnata alla gara di ballo, con compagnia del forum appresso.
Non ho la più vaga idea di cosa e come.
Vado. Mi ambiento. Socializzo. Io e il mio mal di testa intergalattico.

Non ballo da mesi.
Avere la musica perennemente in testa e il senso del ritmo serve poco con la salsa.
I passi li so. Li ho imparati per corrispondenza.
Tango no. Mi sostiene il fatto che sono una persona complessa. Pertanto l’intricamento di gambe dovrebbe venirmi naturale.

Devo ancora iniziare a prepararmi. Devo stirare qualche indumento adeguato. Non ho ancora cenato.
Parto di qui a un’ora.

Ho la nausea.
Speriamo che almeno i calli non me li pestino…


Laurea

Per avere tra le mani la pergamena con su scritto che l’università per me è finita ci vorrà un anno e mezzo.
Sapevo che doveva passare un po’ ma UN ANNO E MEZZO NO EH!


14 aprile: compleanno

E’ il mio compleanno. Di nuovo, dopo un anno.

Dal momento della mia tesi mi si è aperta una voragine:
per la stanchezza dello studio
per lo stress e la tensione
per la fine di un cammino
per l’aver troncato dei rapporti che mi nuocevano
per l’aver dato spazio a rapporti che mi nuoceranno
per lo sfinimento
per il bisogno di silenzio
per il bisogno di spazio
Per il bisogno di tempo.

Un abisso che credo di aver provocato inconsciamente.
Me ne sto qui, sul mio terrazzino, a fissare i mutamenti del cielo dal tramonto all’aurora.
Le altre ore no.
Meglio starsene nel bozzolo a meditare, a schiudere di nuovo l’anima alla normalità, a ricostruire con minuzia certosina e pazienza biblica ciò che davanti a me, seppur senza alcun terremoto, è crollato.
I cedimenti sono dolorosi, fastidiosi, ma talvolta anche benefici.

Bisogna imparare a cadere per poter comprendere cosa significa rialzarsi.