Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

Archivio per ottobre, 2006

Things are different

C’è mancato poco che non mandi a tarallucci e vino il mio rapporto con Pad’
Credo che, con l’arrivo di altre persone ‘notevoli’ nella sua vita, spazzasse via me che di ‘notevole’ non ho che l’ombra. E invece voleva soltanto proteggermi, tenermi fuori dalle sue beghe.
Mi prenderei a calci sui denti e mi pesterei il cuore per non averlo percepito.


Dalla facoltà in un giorno di sole…

Le cose potrebbero andare peggio…
Benchè parte degli eventi che mi ruotano sopra la folta chioma tentino di mettermi di cattivo umore pare che la fortuna cominci a rigirare nelle mie vicinanze.
Sul piano studentesco, gli esami vanno. Oddio, non sono i risultati che vorrei perchè pretendo di sfiorare con la punta del naso l’aria rarefatta delle alte quote però, se mi tappo gli occhi (così non vedo la faccia del prof e del mio Circolo), le orecchie (così non sento paroline dolci quali Se mi avesse risposto a quella domanda lì le sarebbero venuti quei 2 punticini che le servivano… oppure Se non perdessi tanto tempo in ciance…) e la bocca (Prof… l’argomento non era in programma… Signorina… lei deve avere una conoscenza globale della materia… Sì, beh… Sssh… risponda!), posso star contenta!
In fondo (e questa è la giustificazione che mi autopropino ad ogni esame), un esame andato è un passo in più verso la laurea, un pensiero in meno, uno stimolo a muovermi a stendere la tesi e smetterla di pagare doblone su doblone servizi inesistenti, professori panzoni scazzati a ciclo continuo e esami deliberatamente mandati a monte per farti marcire in facoltà ancora un po’.
Checchè ne dicano, al liceo, al lavoro, in famiglia, tra i conoscenti, all’università farai pure quello che ti pare ma non è proprio proprio Studio, amore & bei momenti: ci si fa un mazzo tanto per pigliarsi la porta traballante dello studio del prof sulle arcate dentarie (se non sul fondoschiena) dopo aver passato la giornata seduti a terra stile clochard tra i libri. Le strutture, quando va bene, sono ristrette e vecchiotte; se va male in un corridoio dove si trovano almeno 10 studi si sta al massimo in 50 e si possono spostare le sedie per pericolo che il piano crolli o si trovi in disequilibrio in qualche suo punto (mi chiedo come faccio io a non aver ancora fatto sprofondare il pavimento con il mio dolce peso…).
L’uni è la sagra dell’insulto: da parte dei prof, del personale generico, dei bibliotecari e degli altri studenti, che, riversando negatività sui colleghi, perpetrano lo svolgersi della catena denigratoria.
Che tristezza confortante. Il pensiero che ha un mare di tempo gia trascorso così alle spalle e che il porto della laurea si avvicina ti fa sentire meno la puzza dell’ambiente. Meno male che stai appiccicato alle chiappe della tesi! Se c’è qualcosa da fare per migliorare, ma che lo devo fare io? E finito questo calvario, dovrei pure andare ad insegnare? Piuttosto vado a curare giardini per il paese col buon Matteo

Fortunatamente sono migliorate le cose col Padraig
Negli ultimi mesi son riuscita nell’intento di fargli mollare il psicologo che i suoi gli avevano imposto in un momento di crollo emotivo e, da allora, sembra un altro. Vederlo star male, ingabbiato in una dimensione che non gli è propria mi faceva andar fuori di testa. Mi chiedo se esiste un limite di controllo oltre il quale i genitori non dovrebbero spingersi: trovo sia subdolo affiancarsi ad uno psicologo per gestire un figlio quando l’apporto medico di questi non è più necessario.
Comunque sia, la situazione è accettabile… al momento.

Riguardo alla FraM
… qui la cosa si fa seria: siamo uscite una sera con altra gente, tra cui un giovane uomo che pare un armadio, tale che potrei soprannominarlo Roccia, e la FraM, sapendo la mia condizione sentimentale attuale, sta cercando da circa un mese di appiopparmelo. Ha detto che è sensibile come piacciono a te! Ok… ma in che lingua glielo spiego che non sono interessata?
Sabato, salvo imprevisti, vado a casa sua (della FraM, sia chiaro…) e spero ardentemente che non ci sia anche l’uomo: proprio non mi ci vedo seduta tutto il tempo in cucina per evitare di creare ‘situazioni pro rimorchio’… se c’è lui, mi dileguo. Torno a casa a piedi e pure per le stradine imbucate!
Ma per ora il problema non sussiste…

Detto ciò, direi che con ‘sto papirone sto rimontando sui giorni di silenzio spesi in studio, lavoro e cure mediche al Circolo.
Chissà che torni ad avere un po’ più di tempo… mannaggia la pupazza!