Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

Riguardo al Referendum

Non mi è ancora sbollita la rabbia per questi due giorni di fallimento deliberato del referendum appena concluso: mi manda in bestia la reazione degli italiani, succubi di politici e religiosi, che fingono di avere una loro morale e un personale punto di vista che puntualmente si dimostra essere non proprio della persona ma la mera fotocopia della volontà di qualcun altro, più in alto, più autorevole, che figura più o meno visibilmente nel momento del voto.
Ammesso che abbiano la compiacenza di alzare le italiane natiche per portarle verso i seggi elettorali, dove noi poveri paladini dell’ufficialità e ligi difensori della colorata, multipiegata e spesso complicata scheda attendiamo speranzosi la loro venuta.
Vuoi per il sentimento che l’investitura comunale ti scatena, vuoi per una non chiara fiducia nell’elettorato della sezione che servi, all’arrivo del votante ti trasformi in un Giobbe dei tuoi tempi e con calma illustri ai confusi e ai titubanti le modalità di espressione, ma sempre senza dare a capire quale sia la tua posizione politica.
E mentre entrano in cabina, sempre più vecchie, scrostate e tristi, li segui con lo sguardo sorridendo, dicendoti Guardalo: fa il suo dovere. Ascolti lo strisciare della matita copiativa sul foglio: una riga che incrocia l’altra, una soddisfazione per la mente.
Dopo la messa arriva la flotta di credenti, rincuorati di aver assolto i loro doveri cristiani, devastati dall’interminabile predica del parroco e scocciati dell’ennesimo appuntamento alle urne.
Una vecchietta che cammina reggendosi al bastone entra in cabina barcollando: il tempo passa e lei non esce. Dalla cabina nessun rumore. Scambi un’occhiata perplessa con i colleghi della sezione e in un flash ti sovviene la scena finale di un vecchio film di Verdone. Il tempo di un pensiero lugubre e la vecchina riemerge con la sua bella scheda piegata dovere, fiera del suo voto, fiera di aver fatto quello che deve. Cordiale, ti saluta e dondolando sulle gambe stanche torna verso casa.
Quando meno te l’aspetti, compare sulla soglia di quella classe che ha ospitato l’anno della tua quinta elementare e il tuo coraggio di bambina con il braccio destro nudo pronto per l’iniezione antirosolia un ragazzo, un giovane ventenne dagli occhi scuri e la barba incolta, è diventato un uomo ti dici ora che il tempo in cui lo pensavi è trascorso. Gli passi le schede e la matita, guardandolo dritto negli occhi con un brividino leggero che ti scivola a fior di pelle perchè lui non ha mai saputo nulla. Poi anche lui se ne va.
Si alternano i visi di vecchie conoscenze e compagni di scuola, genitori di amici che non vedi da un’eternità, anziani professori di cui conservi il ricordo e vecchietti del paese che vedi fin dalla tua infanzia. Non risparmi sorrisi e affabilità, per te questo è un dono del presente per rivivere il passato, la possibilità di poter riprendere in mano gli estremi di una corda che era andata persa chissà dove, chissà quando.
Sbirci la lista della sezione, cercando i nomi degli amici che sai vivere ancora in zona: con un velo di delusione t’accorgi che molti non sono ancora passati. Poi ti conforti con il pensiero che è meglio così, che se fossero stati a votare finchè eri in pausa caffè o a pranzo ti sarebbe dispiaciuto, che aspetterai volentiero per rivederli dopo tanto tempo.
E invece le ore scorrono e rapidamente suonano le 22. Si chiude. Verranno domani.
Ma domani non li vedrai e in bocca sentirai l’amarezza, accresciuta dal fatto che, oltre i tuoi vecchi amici, il 70% dei votanti se n’è infischiato di migliorare la propria vita, di far sentire la propria voce per fare il gioco di politici e religiosi. Eppure credono di avere un’opinione personale che in realtà non esiste.
Ma in fondo lo sapevi fin da principio che sarebbe stato un fallimento. Ti eri preparata a quest’evenienza che puzzava di certezza. Sei venuta con la tua auto perchè sapevi che nessuno ti avrebbe riaccompagnata a casa. E mentre guidavi sulla via del ritorno ti convinci una volta di più che stiamo squazzando tra stereotipi e falsità, idee altrui che si fanno spazio nella società che le subisce. E’ l’omologazione, l’essere in linea con i trend, il seguire ciecamente le parole dei capi. Questo rende l’uomo ottimo, perfetto. Tante belle teste, una uguale all’altra, a fare pendant tra loro.
Deo gratias qualcuno ancora resiste e si rifiuta di vendere i propri pensieri e ideali a chi li sfrutta per il potere.

C’è  chi  dice  no
C’è  chi  dice  no
Io  non  ci  sono!

C’è  chi  dice  no
C’è  chi  dice  no
Io  non  mi  muovo!

-Blasco-

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2 Risposte

  1. Mi spiace che pensi che chi si è astenuto dal voto lo abbia fatto perchè omologato… (ma omologato a cosa?) da parte mia (e come me molti altri) mi sono informato, ho letto articoli su articoli, ho chiesto alle persone di cui mi fido. E alla fine ho seguito, non mi vergogno a dirlo, il suggerimento di Ruini. Non perchè qualche religioso o politico eserciti su di me un potere occulto, ma perchè quella posizione mi è sembrata la più interessante. E’ vero, seguo persone autorevoli per la mia vita. Non ciecamente, ma verificando di volta in volta la bontà di quello che mi viene proposto. Liberamente. Autorevole deriva da augere, far crescere: è un processo che non finisce con la maggiore età.
    Infine: hai ragione quando dici che un punto di vista non deve essere una “mera fotocopia”; d’altra parte il problema per me non è l’originalità dell’opinione, ma cercare di avere un punto di vista vero sulle cose. Ovviamente non è facile nè scontato, ma uno ci prova!

    mercoledì, 15 giugno 2005 alle @ 13:19

  2. Mi spiace che pensi che chi si è astenuto dal voto lo abbia fatto perchè omologato… (ma omologato a cosa?) da parte mia (e come me molti altri) mi sono informato, ho letto articoli su articoli, ho chiesto alle persone di cui mi fido. E alla fine ho seguito, non mi vergogno a dirlo, il suggerimento di Ruini. Non perchè qualche religioso o politico eserciti su di me un potere occulto, ma perchè quella posizione mi è sembrata la più interessante. E’ vero, seguo persone autorevoli per la mia vita. Non ciecamente, ma verificando di volta in volta la bontà di quello che mi viene proposto. Liberamente. Autorevole deriva da augere, far crescere: è un processo che non finisce con la maggiore età.
    Infine: hai ragione quando dici che un punto di vista non deve essere una “mera fotocopia”; d’altra parte il problema per me non è l’originalità dell’opinione, ma cercare di avere un punto di vista vero sulle cose. Ovviamente non è facile nè scontato, ma uno ci prova!

    mercoledì, 15 giugno 2005 alle @ 13:19

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