Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

Come avere la certezza che la sfiga ci vede benissimo…

Sono all’incirca due ore che mi aggiro inquieta per il web in cerca di quella pace necessaria per raccontare le mie disgrazie ma ancora non l’ho trovata. Pertanto ho deciso di fare un bello sforzo a favore del benessere che ne conseguirà non appena avrò detto quel che devo.

AVVERTENZA: Post prolisso di sfogo. Si consiglia agli impazienti e agli scassati già di suo di tenersi alla larga.

Da martedì ci dev’essere un enorme freccione luminoso sopra il mio parentado stretto che indica alla sfiga dove siamo…
Chiamarla settimana catastrofica, a questo punto, mi pare veramente riduttivo, tanto è il conglomerato di jella continuativa che ci ha colpito!

Martedì 17 maggio
Già per il fatto che era il 17° giorno del mese mi aveva messo in allarme ma poi mi son detta Se capita qualche casino ogni 17 sai che vita? e mi sono messa tranquilla. La mattina avevo incontrato questo tipo per cui avevo ipotizzato di averlo conosciuto in un’altra vita e me ne stavo bella persa nelle mie innumerevoli congetture su passato, presente e futuro, incrementate dal fatto che poco prima in stazione avevo incrociato il 28enne (età accertata illegalmente) che prende il treno con me la mattina (ma da settimane è latitante), con il quale ho un avviato traffico di sguardi e sorrisini e io mi siedo qua, tu ti siedi là e ci guardiamo come due adolescenti timidi che non osano fare il primo passo.
Me lo sono trovata in giacca e cravatta nel bel mezzo dell’atrio che camminava su e giù come se aspettasse qualcuno. Io, scema, mi son coscientemente detta che attendeva me , tanto più che, una volta salita in carrozza, mi aveva individuato stando al binario di là, mentre continuava a camminare avanti e indietro ma con gli occhi puntati nella mia direzione.
Sicchè ero lì ad attendere di tornare at home, con niente di meglio da fare che comportarmi da liceale melensa, quando mi squilla il cellulare con la picture di Paolino, evento straordinario che capita massimo massimo una volta all’anno (poi il numero si smaterializza incomprensibilmente nella memoria della sua scheda fino al prossimo momento topico).
Paolino: I
nonni hanno avuto un incidente con la macchina… devo comunicare con la mamma… non mi ricordo il numero…
Comincio a balbettare, la vista mi si annebbia appena, probabilmente sbianco.
Fed [tremante]: Quando? Sono feriti? Il nonno… è vivo?
Paolino:
Sì sì… il nonno ha battuto la testa ma sta bene… la nonna… eh… insomma… ha botte dappertutto…
Fed:
Ma te dove sei? Stai al Pronto Soccorso?
Paolino: Sono qua con i Vigili del Fuoco…
Fed [strillando]: Come i Vigili del Fuoco? Ha preso fuoco il fuoristrada?
Paolino: No! Stanno facendo i rilievi… comunque la macchina è irrecuperabile… distrutta… [sospiro con lunga pausa] dammi il numero della mamma che la chiamo…
Fed: Ma in Pronto Soccorso non c’è nessuno? Neanche papà? Oh Madonna…
Gli dò il numero corretto di casa, borbottando di continuo esclamazioni a soggetto vario, principalmente per scaricare la tensione di trovarmi in tanta malora senza poter arrivare all’istante in ospedale, e chiudo la comunicazione per permettergli di chiamare casa.
Non resisto nemmeno una decina di minuti e chiamo mamma: ne segue una lunga conversazione su come è successo, sulle condizioni dei nonni e numerose imprecazioni sul fatto che mia madre tiene il volante con una mano sola per tenere con l’altra il cellulare e per di più corre per la strada.
Trascorro tutto il viaggio in treno chiamando a destra e manca chiunque possa fare qualcosa o possa essere interessato alla situazione.
Finalmente arrivo in stazione e di corsa raggiungo con l’Orso Bruno il Pronto Soccorso: nonna collarinizzata sul lettino, il medico dice che non ci sono fratture ma solo un esteso trauma da compressione, dovuto alla cintura di sicurezza; nonno, al mio arrivo ancora in radiologia, è tutto intero, collarinizzato pure lui e lievemente sotto sforzo a livello cardiaco (poca sorpresa: è cardiopatico). Rimangono entrambi in astanteria in osservazione per la notte.
La situazione, quindi, non è tragica come immaginavo. Certo, hanno preso un gran bel scossone, ma in compenso sono ancora da questa parte del confine.
Così me ne torno a casa più rasserenata a recuperare le forze per i giorni seguenti.

Mercoledì 18 maggio
Arriva la prima mazzata: nonno ha tracce ematiche nelle urine e nelle mucose bronchiali e il cuore ingrossato… di corsa lo portano in ambulatorio cardiologico a fare un ecocardiogramma, organizzano un consulto tra specialisti e lo ricoverano.
Nonna, invece, al pomeriggio la dimettono: ha l’addome completamente viola e ogni qualvolta tenta di prendere respiro sente le costole scricchiolare. Imploro il medico del PS di trattenerla almeno un altro giorno, magari in Medicina, per una flebo (visto che de’ magna nun se ne parla) e dell’antidolorifico ma è irremovibile: non è in frantumi e, men che meno, è moribonda. Dimessa. Contro le mie lagnossisime preghiere con tanto di argomentazioni mediche documentate.
Mentre io rimango a fare compagnia al nonno che cerca di ambientarsi nel reparto di Medicina, essendo Cardiologia a corto di posti letto, mamma torna a casina con la sua utilitaria: durante la manovra di uscita dal perimtro dell’ospedale, una sclerotica signora sui 40, sedicente cardiopatica, la prende in pieno sulla fiancata con tanta forza da spingerla con due ruote sull’aiuola vicina. Per venirne a capo, è dovuto andare papino a fare la constatazione amichevole… missione seconda mazzata della giornata: completata!
Alle 18.20 chiama il Padraig: io penso subito di aver qualcuno nell’Altrove che provvede a me e lo ringrazio. In 10 minuti mi sfogo senza le inibizioni del caso con il Pad’, che, paziente, mi ascolta e mi conforta. Stavolta vorrei proprio averlo vicino, magari per una coccola, per uno sguardo di conforto che mi tranquillizzi, ma non glielo dico per timore che mi fraintenda. Prima di chiudere mi manda un bacio, che ricambio, ma mi rimane in testa il dubbio del motivo che lo ha spinto a farlo: per dirmi che è pronto a sostenemi nei momenti difficili o perchè non gli è ancora passata la scuffia?

Giovedì 19 – Sabato 21 maggio
In coda al semaforo, mamma viene tamponata in retromarcia da una giovane coppia, che, a scanso di equivoci, sgomma via prima che sia stato possibile prendere il numero di targa dell’auto. Risultato: il muso della scarognata utilitaria assomiglia in maniera impressionante ad un opera di Piet Mondrian, dove le stecchette nere sono le crepe nella carrozzeria… a mamma si sviluppano gli istinti omicidi nei confronti degli automobilisti che si trovano sulla sua strada…
Nonna passa la notte seduta sul letto di Paolino (che con la scusa che lavora, che ha una vita sociale, che deve andare a fare 4 coccole alla sua ex compagna, che deve farsi la 50° doccia della giornata, che poi è stufo, che c’ha mal di schiena, etc. se ne frega delle sue responsabilità e ci molla la dittatrice in gonnella per tutto il giorno…), con due cuscini del nostro divano, tre guanciali e un cuscino imbottito dietro la schiena. Dalle 8 alle 23.30 rimane seduta sul sofà di casa mia in stile Sfinge dolorante: della mia famiglia, siamo in tre che ci adoperiamo, a mo’ di ancelle serventi, a non farle mancare nulla. Per quanto insistenti, non tocca nient’altro che acqua, thè, caffè sporcato di latte (una goccia invisibile) e acqua e antidolorifico disciolto… al pranzo di sabato, non so come, riusciamo a farle ingoiare un petto di pollo che ci si vedeva attraverso da quanto era sottile e mezza patata bollita… la traviamo al punto tale da fare bere due dita di Tocai (tanto che poi ne voleva ancora… nonna golosa!).
La sua salute viaggia tra alti e bassi: a momenti rimane immobile per ore, altre volte te la ritrovi in giro per casa che cammina relativamente spedita da una stanza all’altra…
Al pomeriggio esco un po’ a distrarmi: faccio un giro della città poi l’Orso Bruno mi viene a prendere per andare a trovare il nonno in ospedale.

Domenica 22 maggio
Cascasse una pannocchia, obblighiamo con le cattive Paolino a prendersi un po’ di responsabilità almeno un giorno a settimana e gli appioppiamo la nonna che pare star meglio.
Dopo aver fatto un giretto sui monti, tra strade strette e curve a gomito con panorama burronico (un’ansia per andar su che ad ogni svolta avevo il terrore di cadere di sotto…), si è finiti in birreria. E fin qui tutto ok. Il tragicomico della giornata è che mi sono imbattuta faccia a faccia con Fabrizio il Montanaro… oddio! Quest’uomo merita un post a sè tanto è spassoso… comunque sia, mia madre, che da immemore tempo chiede come sia fatto fisicamente (vocalmente lo imito alla perfezione… peccato che a metà dell’opera scoppio a ridere… non potendo riprodurre la sua voce o il mio falso, immaginatevo Teocoli che imita Cesare Maldini… Fabrizio parla uguale…), è rimasta scioccata a vederlo. Per il resto della giornata, compreso l’intermezzo in pizzeria, non ha fatto altro che immaginarmi all’altare con il Fab’…

Lunedì 23 maggio
In partenza per l’uni faccio un resoconto degli ultimi giorni. Mi dico Ok… oggi dimettono il nonno… il peggio è passato… la nonna si rimetterà in sesto a vederselo a casa come al solito… perchè uno per parte si deprimono… checchè ne dicano, si amano… o forse hanno bisogno uno dell’altra per completarsi… per sostenersi…
Col cavolo! Ieri pomeriggio mi chiama mamma per informarmi che alle 8.10 alla nonna è pigliato l’affanno, è diventata gialla a strisce bianche, non respirava bene e di volata l’hanno dovuta portare al PS… dopo 2h di attesa ha passato visita, l’hanno ri-lastrano con attrezzature avanzate (e martedì con che cosa le hanno fatto le radiografie? Con gli occhiali 3D che trovi nelle scatole dei cereali?) ed è saltato fuori che aveva 4 costole e 4 vertebre rotte con contusione polmonare… e pure l’acqua in un polmone… ora gli ematomi sono passati da irrilevanti a consistenti
Sorvolo sul fatto che l’ospedale ha rischiato di essere incendiato dall’Orso Bruno come ringraziamento per averci impiegato la belleza di 6gg per accorgersi della frattura, sul fatto che Paolino, anche ieri, c’aveva di meglio da fare che occuparsi dei nonni, che ha litigato con mammina, che daun po’ di tempo va tutto a rotoli…

E oggi è di nuovo martedì, come la settimana scorsa, come il giorno dell’incidente…
Incrociamo le dita e vediamo di far ingranare questa settimana senza combinar disgrazie…

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