Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

La vita non è mai semplice

Stamattina proprio non ce la facevo… troppo sonno sul groppone. Dopo l’ennesima notte quasi del tutto insonne, reggere il passo mi sta diventando difficile.
Lo sforzo di svegliarmi alle 7 l’ho fatto (premesso che è merito di un tornado che investe quattro giorni su sette camera mia la mattina, con mia madre che arriva, spalanca le imposte, ti intima di alzarti che si fa tardi, tuo padre che si precipita in bagno per ciullarti il posto, che si fa la barba con il tagliaerba rumorosissimo, il fidobau che ti allarga la faccia o i piedi, a seconda di quel che gli è più comodo… insomma, ti alzi anche se non vuoi…), ma dopo venti minuti ero ancora seduta ad occhi chiusi sul letto, con le gambe a penzoloni dalla sponda e tutto quello che mi era riuscito di fare è infilare i calzettini di lycra (la scena, ad immaginarla vista da fuori, mi fa morire dal ridere: io, con il pigiamino di cotone rosa, incartata su me stessa a dormire profondamente ma con i calzettini di lycra ai piedi… una sagoma…).
Al che torna in stanza mia madre, che senza dire nulla richiude le imposte, mi spinge la testa sul cuscino, mi infila le gambe sotto il piumino ridacchiando un Dormi va’… e ho dormito sul serio un’oretta come un sasso…

Alle 8.30 parto in macchina con l’Orso Bruno, al quale chiedo cortesemente se ce la fa a portarmi in stazione in tempo (più una domanda retorica che una vera richiesta di rassicurazione):
Orso: Sììì… [pausa] ma come fai ad essere sempre in ritardo?
Fed:
Ma manca più di un quarto d’ora! E poi non sono mai in ritardo per il treno!
L’Orso bofonchia qualcosa di incomprensibile e parte.
Il viaggio è una passione… va a 50 km/h dove potrebbe tranquillamente andare a 80, facendomi venire il latte alle ginocchia… prende la strada più lunga e io già m’immagino il trenino che mi parte davanti al naso…
Orso: Devo fermarmi a prendere i quotidiani…
Fed: Torni dopo…
Orso: Non faccio in tempo?
Fed: No, non ce la facciamo.. dai accelera che si fa tardi…
Orso: E mi tocca tornare dopo? (ci tengo a sottolineare che fino alle 10.30 non inizia a lavorare. Sicchè di tempo ne ha eccome…)
Fed: Mah? Secondo te? Dai, forza che perdo il treno e poi dici che è colpa mia che sono in ritardo…
Ribofonchia a bassa voce per qualche secondo, poi si zittisce per ascoltare la radio.
Rallenta a 40 km/h la corsa ed si mette commentare con la consueta saccenza l’intervista al fondatore del Subway, Davide Franzini, il che scatena le mie ire, che rapidamente mi costringo a sopprimere. La sorte mi risparmia di sentirmi dire per la millesima volta che, dopo l’avvocato, il magistrato e la giornalista, mi vedrebbe scrittrice, che potrei buttar giù qualcosa anch’io che poi qualcuno che mi pubblica lo troviamo.
Vedo la stazione e ringrazio il mio santo protettore…

Passo la maggior parte del viaggio in solitario, a scrivere le mie memorie e a dormire (con tutta la valeriana che ho in corpo rischio di schiantarmi sulla tastiera in preda ad un abbiocco anche ora…).
Ad una delle ultime stazioni mi si siede accanto un tipo sui 27 che probabilmente ho già incontrato sul treno altre volte ma che sulle prime non mi dice niente. Gli dò un’occhiata, poi torno a sonnecchiare con le cuffie nelle orecchie (sono poco socievole quando ho sonno…).
Ma la cosa dura poco: così, di punto in bianco, vengo assalita dalla sensazione di aver conosciuto bene questo giovane in un’altra dimensione, di esservi stata legata in qualche modo, di non aver chiuso il nostro rapporto, qualsiasi sia stato, in maniera serena. Forse c’ho litigato, forse abbiamo avuto divergenze d’opinione. La sensazione è talmente forte che mi sveglio del tutto ed inizio a fissare il sedile davanti a me per osservarlo con la coda dell’occhio (mica mi potevo girare a fissarlo senza un motivo no?). Intimamente vi sovviene il dubbio che questo mio sentire sia condiviso dal tipo, che a sua volta butta vago l’occhio fuori dal finestrino per guardarmi. A questo punto mi faccio coraggio e alzo gli occhi su di lui. Quello mi guarda serio, sorride impacciato, torna serio e si volta. Mi volto anch’io e, imbarazzatissima, non trovo di meglio da fare che mettermi a giocare con la tenda che mi riparava dal sole finchè dormicchiavo.
In stazione, lui scende prima di me, ma io, un po’ per la fretta, un po’ per abitudine, sgambetto nel sottopassaggio e lo supero.
Agguanto per un soffio l’autobus per la facoltà (già un’ora di ritardo sulla tabella di marcia è sufficiente… prendere l’autobus era il minimo stamattina) e mentre lo guardo camminare sul marciapiede dall’altra parte della strada, spero, non so nemmeno io perchè, che si volti nella mia direzione. E lui si volta e mi guarda proprio nel momento che l’autobus svoltava nella laterale. Davvero non so che pensare…

Annunci

Una Risposta

  1. ciao fed! magari era un segno del destino… ne avrei bisogno anch’io! che periodaccio. ciao ciao

    mercoledì, 18 maggio 2005 alle @ 12:07

Commentino?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...