Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

…Sviluppando l'argomento Afterhours…

Per mesi me ne sono stata buonina buonina a pensare ad una quantità di cose senza curarmi né degli Afterhours né di Mao e ora è da quando ho saputo che suonavano al concerto del 1° maggio che continuano a frullarmi in testa… e questa, nel mio caso specifico, è una gran brutta roba…

Niente da dire sul gruppo, anzi! Sono quattro tipi stupendi, delle belle teste (e qua mi trattengo dal piazzare in centro pagina un banner di sostegno alla causa Agnelli for President…), che fanno una musica unica e sincera, che mi piace e che mi prende, non sono la causa delle mie disgrazie… ciò non toglie che nel mio ficozzo scombinato Afterhours rimi con Sofferenza Sentimentale… se il cuore mi va in pezzi, di sicuro nel lettore gira già Quello che non c’è… è una cosa automatica, uno sfogo sonoro che funge da lenitivo e lama affilata a seconda del numero di frammenti in cui mi si è ridotto il muscolo cardiaco…
Novantanove volte su cento alle due cose ne associo una terza, che è il vero agente scatenante di tutto l’ambaradan: il sottocitato Mao…

Conoscerlo è stata una disgrazia per la mia fragile sensibilità, da allora sono profondamente cambiata, tanto da non sembrarmi più la stessa alle volte: sarà che mi ha presa in pieno transito tra adolescenza ed età adulta, agli scogli dell’anno della maturità, quando la presunzione di avere il mondo tra le mani e di poterlo spaccare a tuo piacimento domina la parte razionale dell’essere, ti scatena una spavalderia che in un altro momento della tua vita aborriresti, per non parlare dell’ostentata sicurezza che permea tutte le cazzate che fai e dici, infischiandotene delle conseguenze. Un panzer insomma, che va avanti con la boriosa illusione di avere il sale della conoscenza pronto a condire la tua misera insalatina quotidiana.
E invece sbagli, cara la mia maturanda! Del mondo dei grandi, qualsiasi cosa esso sia, non hai visto che la soglia d’ingresso! E’ proprio in quel momento che ti incastri da te, partendo come una pirla a tutta birra, contromano, in un senso unico e dopo soli 6 gg. (mai stata tanto lesta!) ti innamori di questo qui, che guarda caso incarna il tuo ideale di uomo colto nato all’ombra dei Sette Colli… ti piace il suo modo di sorriderti, il suo muovere le mani mentre ti parla di una miriade di cose non sai, la sua voce morbidamente arrochita dal fumo e il suo accento romano appena percepibile, il suo chiamarti con una vena maliziosa guapa… parla di tutto con gusto ed intelligenza, ti aiuta pure a preparare l’esame di maturità, con particolare attenzione alla filosofia, facendotela amare all’inverosimile (e dire che crollavo come un pero sul volume prima di incontrarlo!)… ti riempie di attenzioni e sms affettuosamente amichevoli e in breve soprassiedi alla differenza di età che ti divide da lui, tu, così rigida sulle tue opinioni, così cocciuta, infrangi il tuo limite e ti dai alla pazza gioia.
Cancelli dalla tua mente che l’eventualità che questo sia il suo modo di essere, che stia con qualcuna; annulli quel casino di km che mette una barriera tra voi ma soprattutto, non ti poni il problema che potresti non essere ricambiata. Ma che te frega? A quest’età puoi avere tutto! Il mondo è nelle mani dei giovani ti propagandano e tu sottoscrivi in toto.
E ora che ti ritrovi cotta persa che fai? Ovvio! Glielo dici… al che ti senti (a ragione) rispondere
Siamo alla fine e io mi sono perso l’inizio…
Seguono ore di scuse con le guance amaranto e una grande confusione dentro l’anima che non trovano meglio da fare che suggerire la soluzione più puerile che esista: sparire. Ed infatti scompari dalla faccia europea della Terra…

Trascorrono otto interminabili mesi di mutismo da ambo le parti, in cui ti chiedi chi è quel deficiente che mette in giro certe fregne sul young power e sulle nuove mode femminili di fare il primo passo. Stai da schifo e sai perfettamente che te lo sei voluta tu. Avrei potuto aspettare per assicurarti di non compiere un passo falso e invece hai voluto fare, come sempre, a modo tuo. Incassa il colpo e disincantati per la volta che viene.

Otto mesi di totale silenzio. Poi una sera il caso vuole che te lo ritrovi davanti… qualche minuto di profondo imbarazzo, tu che dici stupidaggini che peggio non se n’è mai sentite, che tiri in ballo l’argomento ‘calcio’ come sei solita fare quando sei a corto di idee, lui che ride e ti chiama gobba (dopo otto mesi di martirio anche la parola più insulsa si copre di poesia…), scherzate e intanto ognuno di voi si chiede dove avevate congelato il cuore in questi mesi…
Nel frattempo lui ha cambiato lavoro e ha maggiori possibilità di viaggiare. Tu ti sei trasferita fuori casa, in una disincantata comunità universitaria, con l’intento di ammazzarti di studio per ottenere il tuo posto in questo mondo avverso.
Passate le serate che non vi vedete appesi al cellulare e parlate… parlate, facendovi odiare da tutti (in primis dalla tua compagna di stanza che non ne può più di sentirti filosocamente amoreggiare al cell) per l’asocialità post 10 della sera che ti prende regolarmente. Chiama quasi sempre lui perchè
io almeno lavoro… tu pensa a studiare, chicca, che alla ricarica omnitel ci penso io…
Chiudere la comunicazione, qualche volta a notte alta, era uno sforzo che dovevi costringeri a fare, tanto più che sapevi che la sua serata non sempre si sarebbe confusa con la tua voce, che per indole era un tiratardi.
E così vi lasciavate, lui in giro e tu a nanna, ad addormentarti con la sua immagine sotto le palpebre.

Il 6 maggio, all’improvviso ti propone di leggerti una lyric di un gruppo che ha già sentito ma a cui non hai mai fatto gran caso. Ormai è molto tardi, sei esausta dopo una giornataccia da dimenticare, già sotto le coperte pronta a dormire, la tua compagna di stanza questa settimana è rimasta a casa sua e sei sola in compagnia di una candela che arde su un piattino posato sul pavimento mentre la voce bassa di lui ti culla nel tepore di una notte quasi estiva. Accetti la sua idea e ascolti, trattenendoti dal chiedergli di fare in fretta che crolli dal sonno.
Inizia a leggere e le parole ti giungono ovattate fin dentro il cervello, l’intonazione della sua voce assomiglia a quella di una ninna quando all’improvviso si zittisce, quasi stesse meditando sulle parole appena pronunciate. Paradossalmente è proprio il suo silenzio a darti la scossa per svegliarti.
Dall’altro capo lo senti sospirare appena prima di riprendere a leggere con voce più intima le parole che, per prime, hanno trovano coscienza nella tua mente

Curo le foglie, saranno forti se riesco ad ignorare che gli alberi son morti

Inspiegabilmente si insinua nella tua mente il pensiero che questa frase sia l’inizio della fine del vostro rapporto. Ma il dubbio viene rapidamente fugato dalle chiacchiere innamorate che ti rivolge prima di interrompere la telefonata.
Il giorno seguente acquisti il cd degli Afterhours come avevi affermato di fare la notte prima, al momento di congedarti da Mao. Lo fai con una nota di malessere psichico, come se avessi per le mani il suo ultimo dono prima di chiudere la vostra relazione.

***

Non ho ascoltato il cd per tutto il tempo che siamo stati insieme, non ce l’ho mai fatta. L’ho tolto dalla pellicola protettiva, l’ho girato e rigirato tra le mani, letto ogni singola riga delle lyrics, dei ringraziamenti, ma mai ascoltato.
E’ finito nel lettore soltanto a fine ottobre, quando di Mao non c’era più traccia. Ho conosciuto la melodia che la narrazione di lui non poteva riprodurre dopo che tra noi era finita e non c’è occasione in cui le voci, ed in parte i visi, di Manuel e Mao non si sovrappongano e non posso ascoltare questa maledettisima canzone senza farmi trascinare in una spirale autolesionistica che mi fa star male, senza sentire in ogni parola la voce di Mao che, nel silenzio della sua stanza, racconta i suoi pensieri con le parole di un altro ad una giovane immatura con smanie letterarie intenta a vivere l’amore perfetto.
Era il mio amore e il mio mentore, l’uomo che ha offerto incondizionatamente la base per le fondamenta della donna di oggi. Quel che sono per buona parte lo devo a lui: al di là dello humour che caratterizza la mia persona nella sua manifestazione pubblica, ci sono angoli di me che chiaramente riflettono la presenza di Mao, che portano, come dire, la sua firma. E’ fisiologico che ciascuna delle persone che fin qui sono state importanti per me e mi hanno influenzato sono diventate parte integrante della  mia personalità ma la questione con Mao è differente. Lui è radicato in me al punto che si è confuso e stento io stessa a distinguere dove sono opinioni mie e dove idee sue. Non si tratta di plagio, questo mai, piuttosto di osmosi.
Al di là di tutto quello che potrebbe esser detto del nostro rapporto, scopro che il suo passaggio nella mia esistenza è stato tutt’altro che un passaggio. Mao ce l’ho ancora in testa, un po’ per nostalgia, un po’ per il continuo ritrovarmi a tu per tu con argomenti e situazioni che ho affrontato insieme a lui, un po’ (tanto) perchè l’ho amato sul serio. E mi manca. Oltre il sentimento che ci potrebbe legare oggi. E questo non va bene… non va bene per niente. Mi ritrovo a cercare di far quadrare una situazione che credevo sistemata e questa cosa mi scombina… mamma se mi scombina… se solo non si vedesse così tanto…

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6 Risposte

  1. fedi, scusa è un post troppo lungo, magari ci ripasso
    bacioni

    mercoledì, 4 maggio 2005 alle @ 19:17

  2. hai proprio bisogno di staccare la spina..

    giovedì, 5 maggio 2005 alle @ 10:35

  3. IRI

    il rapporto afterhours-stati d’animo è devastante. e quello che non c’è è una pugnalata al cuore

    giovedì, 5 maggio 2005 alle @ 11:32

  4. Non è questione di staccare la spina. Io sono così… rimurgino sulle cose a distanza di secoli…

    giovedì, 5 maggio 2005 alle @ 11:50

  5. ciao Fedelma! sono capitata per caso sul tuo blog, sono anch’io un “human case” ;- ) Bellissimo questo post, dev’essere stata una storia terribilmente emozionante. Non farti portare via i bei ricordi dall’amarezza!
    ciao da hachi

    sabato, 7 maggio 2005 alle @ 16:10

  6. Mai! I ricordi sono parti dell’anima, inscindibili da noi stessi. Sono la nostra storia e negarli o ucciderli non è umanamente possibile.
    Grazie per esser passata Hachi

    lunedì, 9 maggio 2005 alle @ 9:08

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