Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

Sproloquio – Ottava puntata

Sono una strana creatura io. Delle più singolari in circolazione in questo secolo.
Di frequente mi chiedo se ce siamo molte come me o se faccio parte di una razza estinta o, peggio ancora, mai esistita.

Ho una tendenza spiccata a complicare le cose, a scavare nell’animo umano alla ricerca di qualche dolore spirituale più o meno nascosto, e un’innata predisposizione a scovarli e, in assenza di essi, a crearli mentalmente. E ci riesco a meraviglia!

Dalla passione mai morta per l’ars medica (ogni giorno mi mordo le dita per non aver avuto abbastanza fiducia in me stessa e al contempo mi congratulo per la felice scelta di aver abbandonato il campo prima di ritrovarmi a leccare le mie ferite Il dolore più grande è quello che noi stessi provochiamo) alla necessità di esprimermi su qualsiasi supporto possibile che malauguratamente dovesse capitarmi sottomano (ho detto qualsiasi… dal romanticissimo tovagliolino di carta al più triste rotolone con le margheritine profumate dell’inesauribile formichina, mio probabile alter ego, fino al biglietto del cinema… e mi sono limitata alle risorse cartacee…), il focus della questione è SEMPRE, COMUNQUE, NONOSTANTE TUTTO lo stesso: se non mi crogiolo nelle disgrazie se ntimentali (in senso lato) non mi dò pace!
E’ un’altalena che va dalla disperazione più sconfortante e assoluta, in cui mi commuovo a sentirmi commossa, alla tragedia di superficie, che generalmente ha durata massima di cinque minuti.

Iniziando dalla tragedia di superficie, vorrei esemplificarla con un evento che accade sovente: premesso che sono un’instancabile consumatrice di materiale sonoro, benchè la mia collezione di LP, MC, CD, ABC, CICCì COCCò et affini sia ridicola in confronto alle mie aspettative (la lista Buy Now sta raggiungendo i livelli di guardia…), talvolta mi capitano per le orecchie  e per lo stomaco (anche quest’organo si ascolta e si reagisce) racconti o semplicemente melodie sentimentali (sempre in senso lato) che funzionano da stimolanti al mio senso letterario.
Le reazioni sono due:
1. Mi commuovo come un’attrice dell’Actors Studio con tanto di occhi lucidi
2. Scrivo sotto l’influsso dell’ispirazione finchè l’atmosfera patetica non scivola via e torno normale.

At My Most Beautiful

I’ve found a way to make you smile
I’ve found a way
A way to make you smile

I read bad poetry
Into your machine.
I save your messages
Just to hear your voice.
You always listen carefully
To awkward rhymes.
You always say your name,
Like I wouldn’t know it’s you,
At your most beautiful.

I’ve found a way to make you smile
I’ve found a way
A way to make you smile

At my most beautiful
I count your eyelashes, secretly.
With every one, whisper I love you.
I let you sleep.
I know you’re closed eye watching me,
Listening.
I though I saw a smile.

I’ve found a way to make you smile
I’ve found a way
A way to make you smile

R.E.M.

Volendo trattare la situazione definita come La disperazione è il mio pane ai semi di zucca quotidiano (oh mamma! Ho nominato un alimento… mo’ ingrasso sicuro sicuro 3 etti buoni!), ce ne sarebbe da parlare una settimana intera! Ma, per farla breve, riassumerò la cosa (anche perchè altrimenti diventa una palla cosmica e ‘sto blog non me lo calcola manco un’anima pia!).
Prendiamo ad esempio una giornata di inizio autunno, in cui lo studio mi dà tregua sufficiente da permettermi di scrivere qualcosa.
E’ venerdì (l’unico giorno lavorativo in cui mando l’uni a farsi benedire), verso le 5 e mezzo e sto seduta davanti al pc di casa a riordinare gli innumerevoli files che riesco a mettere in piedi durante la settimana. Nello stereo scassatiello va la musica di qualcuna delle mie stazioni radio preferite o un innocuissimo e rilassante Chopin che, dico io, non c’ha uno straccio di parola, che vuoi che m’ispiri? Nulla, infatti… finché, in preda alla versione uditiva della Sindrome di Stendhal, non comincio ad immaginarmi situazioni e personaggi che mi obbligano a scrivere una storia (più che un obbligo è un piacere… peccato non porti a niente!).
Mica da ridere la questione: se non scrivo divento nervosetta e quando sono nervosetta non sono molto simpatica, eh!
Così mi arrendo e metto giù anche un paio di pagine di getto o qualche frammento pseudo-omerico che, rileggendo a distanza di qualche giorno, mi viene spontaneo da chiedermi se in quel momento non fossi stata posseduta dall’anima di qualche poeta incompreso…

Non bastasse c’ho pure attacchi di filosofia latente… meglio non avvicinarmi quando sono sotto gli effetti della coscienza che si crede quella di Nietzsche, capitata per errore nel mio corpo: nella migliore delle ipotesi rischierei di provocare cefalee diffuse della durata minima di tre giorni…
Ci sono notti, poi, che non riesco a dormire e parlo con me stessa, facendo il consuntivo delle mie riflessioni degli ultimi tempi, su ciò che sapevo e ciò che ho imparato. Una specie di riordino delle idee nel gran caos della mente: sono in grado di rimanere sveglia per delle ore senza accusare stanchezza o rendermi conto che sto perdendo ore di sonno.
Talvolta mi spaventano questo tipo di riflessioni improvvise: involontariamente mi costringo a ragionare su argomenti che la mente normalmente si rifiuta di considerare. Non è facile, non lo è per niente.
Negli ultimi 15 mesi ho rivoluzionato molti concetti che per me era intoccabili, sacri, a favore di una visione più veritiera del Tutto. Era qualcosa che attendeva di essere definito secondo il mio punto di vista da immemore tempo.
Non voglio tediare con interminabili teorie che ho organizzato nella mia testa: ho scelto la via più dissestata e ripida per poter ottenere un barlume della verità che mi è propria e questo è quanto.
Anzi, ho già scritto ben più di quello che dovevo, come mio solito. Sono partita da un post scherzoso e irriverente per poi approdare con entrambi i piedi in una pozzanghera di triste serietà.
SERIETA’. Il segno che la maturità ti sta addosso. Oddio! E’ un modo di essere che evito come la peste eppure fa parte di me.
Sono la Serietà vestita di Burla.

[Uffina! Mi ero promessa di non scrivere post seri qui!]

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Una Risposta

  1. Guarda guarda chi si incontra surfando in giro x il web…. ^___^
    Baci, Arian

    domenica, 6 febbraio 2005 alle @ 13:26

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