Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

Archivio per gennaio, 2005

Sproloquio – Ottava puntata

Sono una strana creatura io. Delle più singolari in circolazione in questo secolo.
Di frequente mi chiedo se ce siamo molte come me o se faccio parte di una razza estinta o, peggio ancora, mai esistita.

Ho una tendenza spiccata a complicare le cose, a scavare nell’animo umano alla ricerca di qualche dolore spirituale più o meno nascosto, e un’innata predisposizione a scovarli e, in assenza di essi, a crearli mentalmente. E ci riesco a meraviglia!

Dalla passione mai morta per l’ars medica (ogni giorno mi mordo le dita per non aver avuto abbastanza fiducia in me stessa e al contempo mi congratulo per la felice scelta di aver abbandonato il campo prima di ritrovarmi a leccare le mie ferite Il dolore più grande è quello che noi stessi provochiamo) alla necessità di esprimermi su qualsiasi supporto possibile che malauguratamente dovesse capitarmi sottomano (ho detto qualsiasi… dal romanticissimo tovagliolino di carta al più triste rotolone con le margheritine profumate dell’inesauribile formichina, mio probabile alter ego, fino al biglietto del cinema… e mi sono limitata alle risorse cartacee…), il focus della questione è SEMPRE, COMUNQUE, NONOSTANTE TUTTO lo stesso: se non mi crogiolo nelle disgrazie se ntimentali (in senso lato) non mi dò pace!
E’ un’altalena che va dalla disperazione più sconfortante e assoluta, in cui mi commuovo a sentirmi commossa, alla tragedia di superficie, che generalmente ha durata massima di cinque minuti.

Iniziando dalla tragedia di superficie, vorrei esemplificarla con un evento che accade sovente: premesso che sono un’instancabile consumatrice di materiale sonoro, benchè la mia collezione di LP, MC, CD, ABC, CICCì COCCò et affini sia ridicola in confronto alle mie aspettative (la lista Buy Now sta raggiungendo i livelli di guardia…), talvolta mi capitano per le orecchie  e per lo stomaco (anche quest’organo si ascolta e si reagisce) racconti o semplicemente melodie sentimentali (sempre in senso lato) che funzionano da stimolanti al mio senso letterario.
Le reazioni sono due:
1. Mi commuovo come un’attrice dell’Actors Studio con tanto di occhi lucidi
2. Scrivo sotto l’influsso dell’ispirazione finchè l’atmosfera patetica non scivola via e torno normale.

At My Most Beautiful

I’ve found a way to make you smile
I’ve found a way
A way to make you smile

I read bad poetry
Into your machine.
I save your messages
Just to hear your voice.
You always listen carefully
To awkward rhymes.
You always say your name,
Like I wouldn’t know it’s you,
At your most beautiful.

I’ve found a way to make you smile
I’ve found a way
A way to make you smile

At my most beautiful
I count your eyelashes, secretly.
With every one, whisper I love you.
I let you sleep.
I know you’re closed eye watching me,
Listening.
I though I saw a smile.

I’ve found a way to make you smile
I’ve found a way
A way to make you smile

R.E.M.

Volendo trattare la situazione definita come La disperazione è il mio pane ai semi di zucca quotidiano (oh mamma! Ho nominato un alimento… mo’ ingrasso sicuro sicuro 3 etti buoni!), ce ne sarebbe da parlare una settimana intera! Ma, per farla breve, riassumerò la cosa (anche perchè altrimenti diventa una palla cosmica e ‘sto blog non me lo calcola manco un’anima pia!).
Prendiamo ad esempio una giornata di inizio autunno, in cui lo studio mi dà tregua sufficiente da permettermi di scrivere qualcosa.
E’ venerdì (l’unico giorno lavorativo in cui mando l’uni a farsi benedire), verso le 5 e mezzo e sto seduta davanti al pc di casa a riordinare gli innumerevoli files che riesco a mettere in piedi durante la settimana. Nello stereo scassatiello va la musica di qualcuna delle mie stazioni radio preferite o un innocuissimo e rilassante Chopin che, dico io, non c’ha uno straccio di parola, che vuoi che m’ispiri? Nulla, infatti… finché, in preda alla versione uditiva della Sindrome di Stendhal, non comincio ad immaginarmi situazioni e personaggi che mi obbligano a scrivere una storia (più che un obbligo è un piacere… peccato non porti a niente!).
Mica da ridere la questione: se non scrivo divento nervosetta e quando sono nervosetta non sono molto simpatica, eh!
Così mi arrendo e metto giù anche un paio di pagine di getto o qualche frammento pseudo-omerico che, rileggendo a distanza di qualche giorno, mi viene spontaneo da chiedermi se in quel momento non fossi stata posseduta dall’anima di qualche poeta incompreso…

Non bastasse c’ho pure attacchi di filosofia latente… meglio non avvicinarmi quando sono sotto gli effetti della coscienza che si crede quella di Nietzsche, capitata per errore nel mio corpo: nella migliore delle ipotesi rischierei di provocare cefalee diffuse della durata minima di tre giorni…
Ci sono notti, poi, che non riesco a dormire e parlo con me stessa, facendo il consuntivo delle mie riflessioni degli ultimi tempi, su ciò che sapevo e ciò che ho imparato. Una specie di riordino delle idee nel gran caos della mente: sono in grado di rimanere sveglia per delle ore senza accusare stanchezza o rendermi conto che sto perdendo ore di sonno.
Talvolta mi spaventano questo tipo di riflessioni improvvise: involontariamente mi costringo a ragionare su argomenti che la mente normalmente si rifiuta di considerare. Non è facile, non lo è per niente.
Negli ultimi 15 mesi ho rivoluzionato molti concetti che per me era intoccabili, sacri, a favore di una visione più veritiera del Tutto. Era qualcosa che attendeva di essere definito secondo il mio punto di vista da immemore tempo.
Non voglio tediare con interminabili teorie che ho organizzato nella mia testa: ho scelto la via più dissestata e ripida per poter ottenere un barlume della verità che mi è propria e questo è quanto.
Anzi, ho già scritto ben più di quello che dovevo, come mio solito. Sono partita da un post scherzoso e irriverente per poi approdare con entrambi i piedi in una pozzanghera di triste serietà.
SERIETA’. Il segno che la maturità ti sta addosso. Oddio! E’ un modo di essere che evito come la peste eppure fa parte di me.
Sono la Serietà vestita di Burla.

[Uffina! Mi ero promessa di non scrivere post seri qui!]


Notizie dal fronte – Primo dispaccio

Minacciare di minacciare qualcuno fa sempre effetto: tempo un quarto d’ora dal mio sproloquio di ieri ed ecco Gwenna al cell che fa i balzi di gioia con il cofano in mano…
Due possibilità:
1. Il corriere espresso ha letto il mio post e ha messo il turbo al furgoncino prima che la mia vendetta si attui su di lui.
2. Ho dei poteri sovrannaturali che mi permettono di influire sulla volontà della società.
Nel secondo caso, sarei grata se Piper, Phoebe e Paige mi scrivessero una mail per spiegarmi come funzia la cosa…


Sproloquio – Settima puntata

Non ricordavo di avere tanta pazienza: dopo quasi una settimana me ne sto qua, buona buona, ad aspettare senza batter ciglio il cofano di ALIAS che avrebbe dovuto arrivare dopo un giorno lavorativo dall’ordine. Sono calma e tranquilla davanti al pc. Non ancora imprecato contro il corriere espresso che evidentemente va in monopattino sulla tratta Roma-CasaGwenna (povera stella! è in perpetua contemplazione del cancello in attesa del pacco…).
Nel compenso mi sono segnata il numero del customer care: se domani non mi arriva il sms di avvenuta consegna tiro giù qualcuno al cell…


Telecronaca del giorno prima

Martedì 18 gennaio
ore 8: quando arrivo in stazione ci sono quasi 5 bei gradi sotto zero, temperatura ottimale per ibernarmi ‘a-gratttisss’. Borbotto contro il clima da polo sud, raggiungendo la pensilina. Solo all’ultimo mi accorgo che tutti i colleghi pendolari stanno tappati nella saletta d’attesa (nella quale pompano di brutto i termosifoni) e io sono l’unica deficiente che si ostina a rimanere fuori a fare il Miraggio delle Nevi…

ore 16.15: veloce come un cavallo veloce mi dirigo alla Ricordi a cercare il cofano di ALIAS – Season One per la Gwenna. Dal cielo cade una sospetta polverina bianca simil sabbiosa e mi chiedo Che razza di pioggia è ‘sta qui? ma proseguo.
Alla Ricordi (quanto bene vi voglio!) il cofano è in ordine…

ore 17.15: dopo un’eternità in una tempesta di neve alla fermata dell’autobus e mezzora di viaggio (per percorrere 2 km…) appare all’orizzonte il Media World.
Zompettando peggio che camminassi sulle uova rotte (mica mi posso accoppare scivolando sulla neve?!), entro nel CC e perdo 15 minuti per avere un po’ di considerazione dall’addetto ai DVD… che ovviamente ha il cofano in ordine pure lui…
Nel frattempo perdo la coincidenza dell’autobus per tornare alla stazione ed inizio a stramaledire la neve…

ore 18:05: agguantato per grazia divina l’autobus, mi sorbo con altre 60 persone (forse di più) la via crucis del mezzo pubblico nel traffico cittadino. Venti minuti di pazienza poi scendo. Dalla fermata della fiera alla stazione i miei piedini santi sono più veloci…

ore 18:45: sono sul treno e da illusa penso di partire in orario come tutti i giorni… e invece no! Altri venti minuti di passione…

ore 20.37: metto piede sulla pensilina della mia stazione. Quando mia madre mi vede mi obbliga a sedermi e a bere un po’ di rosso prima che vada in ipotermia… ho la faccia che paro uno zombie: le labbra viola, gli occhi stravolti e sono pallida… nevosamente pallida

ore 22: gna fo più… vado a letto… a quel paese pure lo studio!

Mercoledì 19
ore 8: dove potrei essere se non sulla pensilina? Fortuna che fa meno freddo…

ore 11:19: esausta di cercare ovunque ‘sto cofano benedetto, finisco per ordinarlo via internet, perdendo più tempo a chiedermi perchè diavolo non c’ho pensato prima che a fare l’ordine…

ore 13.05: l’agenda del cell mi ricorda che stasera dando La Macchina del Tempo su Alessandro Magno… non so bene perchè e per come ma Ale Magno mi fa venire in mente che ieri era il compleanno di Simone, il piastrellista che un secolo fa mi ha frantumato il muscolo cardiaco…

ore 17:20: ecchime di ritorno a casa… sono sul treno… saltello di gioia… tanto ora parte… ancora due minuti… dai che ora va… ecco: ha acceso il motore… va… forse… e allora? ci vogliamo dare una smossa?
Risultato: 35 minuti di ritardo…

ore 19:35: con un’espressione alla Shining e Wolf messi insieme, dopo aver discusso con mia madre che si chiede se in ‘sti due giorni ho fatto il viaggio in triciclo anzichè in treno, che per fare la cena stava aspettando me, giusto perchè credeva arrivassi prima oggi, esco dalla stazione più in fretta che posso, sviluppando un violento odio per tutto ciò che è un mezzo pubblico…

ore 19.50: incredibile ma vero sono a casa… in stato nevroticomatoso ma a casa

ore 21: inizia La Macchina, attacco il Vhs e come un’automa mi metto a prendere appunti ad occhi socchiusi!
Reggo fino alle 22.15 poi crollo come un pero maturo sul bracciolo del divano.
Mi sveglia il papy a mezzanotte passata, con uno sguardo del tipo … molto convincente per farmi andare a nanna…

Sono state due giornate da paura!


12 gennaio – The day after

Come al solito le mie intenzioni di fare e dire durano quanto uno starnuto…
Niente torta alle carote per il mio onomastico: ieri sera sono arrivata troppo tardi per mettermi ad impastare uova, zucchero e ortaggi arancioni. Mi sono limitata a festeggiare con una monetina di cioccolato da 5 centesimi, scelta esclusivamente per il fatto che dovrebbe essere di rame e il rame è arancione…che tristezza!

A proposito di tristezza… devo beccato una pozzanghera di malinconia sentimentale in questi ultmi tempi… il mio stato di single serena e soddisfatta traballa…
Tipo ieri che tornavo con il velocissssimo regionale verso casa: ho trascorso l’intero tempo del tragitto a scrivere sul blocco una marea di pensieri, uno sproloquio cartaceo in piena regola, di quelli che erano secoli che non mi venivano per la mente. E ci davo pure corda! Roba da matti!
Mi sa che è colpa del Padraig che da qualche mese mi marpiona quatto quatto, convinto che sia fessa completamente e non me ne sia accorta che ci prova… a scollarselo sentimentalmente parlando sarà una tribolazione continua ma in qualche modo glielo devo far capire! Mica posso andare avanti facendo finta di non sapere!
Intanto ho dato il via, a malincuore perchè al Pad’ ci tengo una cifra, al piano A: invio di sms e/o chiamate in numero complessivo non superiore a 1 per settimana.
Risultato: Pad’ svanito nel nulla…
Cosa che a me sta anche bene perchè così non costretta a essere brutale (con le buone non vuole intenderla…) e dirgli che non voglio stare con lui. La verità è che spero che gli passi in fretta ‘sta scuffia… mah… aspetto ancora una settimana e poi vedo se è ancora vivo…


11 gennaio – Onomastico di io me

Secondo Frate Indovino (che se non c’azzecca ci va vicino…) oggi è la mia festa: Santa Fedelma!
Non ci saranno starssss internazionali, scrittori di best sellerssss o artisti transtemporali ma pazienza: per consolarmi di essere sciola scioletta a cantarmi Happy Name Day to youuu mi faccio una torta… alle carote tanto per cambiare…

<si allontana cantando>


Nuovo capitolo del Book

10 gennaio 2005: festività natalizie terminate, un freddo della madonna e la Fed è di nuovo in pista come promesso!
Nell’X-Day della lotta contro la Cicca & Co., mi è toccato alzare le voluminose natiche dal caldo lettuccio attrezzato di boule sempre calda e piumone da area antartica per migrare fino alla gelida e ventosa pensilina… c’avevo una voglia stamattina. A partire dal fatto che due obliteratrici su quattro erano ancora in ferie, la giornata è iniziata discretamente. M’è venuto male a vedere la casella di posta, solitamente con una quindicina di mail, inciccionita di 432 lettere! In due ore non le ho ancora smaltite ma conto per la tarda serata di essere almeno a metà dell’opera.

Devo dire che le ferie sono state manna dal cielo: sono ridotta stile zombie dopo l’influenza ma sono viva. Cavolo! Ho studiato come un’ossessa: la letteratura medievale non ha segreti pour moi! Mia madre s’è pure spaventata a sentirmi leggere per un’ora e mezza di fila un poema in francese antico, con mio padre che ad ogni pronuncia chegli suonava strana mi riprendeva urlando dallo studio Analfabeta! Non dice ‘coment’… si dice ‘coman’ o più cortesemente Senti che roba! Stavolta ti segano! … carino il papy eh? Sempre ottimista! (Gianni, l’ottiiiimismo è il profuuumo della viiita!)

Cambiando argomento, credo di essere dimagrita un pochetto: i dati di Natale 2003 erano a – 1kg, 400 grammi. Mo’ voglio vedere quando passo dalla Germany che c’ha la bilancia bastarda quanta massa grassa c’ho… premesso che i pantaloni a sigaretta (aaah voglio una cicca!… coff coff…scusate… piccolo momento di defaillance…) me li son dovuti girare in vita altrimenti il cavallo me lo ritrovavo ad altezza ginocchio, dovrei e dico dovrei esser scesa di mezzo chilo… tra mangiare a stecchetto per depurarsi dai bagordi dice mia madre (ma quali bagordi? ho pranzato a casa tutti i santi giorni! Manco il primo gennaio sono uscita!) e le scarpinate per le colline (non mi ricordavo che fossero così ripide…) almeno due etti devo averli persi!
Devo andare dalla Germany al più presto… a vivere con il dubbio di non esser ingrassata non ci resisto!

PS. Dov’è andato il font ‘Georgia’? Dio! Lo amavo da impazzire!