Free tour nel cervello di una svarionata (e lo so che "dull" non vuole la esse…)

Archivio per novembre, 2004

In ricordo di un amico che ci guarda dal mondo di Altrove

Faroukh Bulsara, Zanzibar, Africa, 5th September 1946

Freddie Mercury, London, UK, 24th November 1991

These are the days of our lives

Sometimes I get to feelin’
I was back in the old days long ago
When we were kids when we were young
Things seemed so perfect you know?
The days were endless, we were crazy we were young
The sun was always shinin’ we just lived for fun
Sometimes it seems like lately I just don’t know
The rest of my life’s been just a show
Those were the days of our lives
The bad things in life were so few
Those days are all gone now but one thing is true
When I look and I find I still love you
You can’t turn back the clock
you can’t turn back the tide
Ain’t that a shame?
I’d like to go back one time on a roller coaster ride

When life was just a game
No use sitting and thinkin’ on what you did
When you can lay back and enjoy it through your kids
Sometimes it seems like lately I just don’t know
Better sit back and go with the flow
Cos these are the days of our lives
They’ve flown in the swiftness of time
These days are all gone now but some things remain
When I look and I find no change
Those were the days of our lives yeah
The bad things in life were so few
Those days are all gone now but one thing’s still true
When I look and I find still love you
I still love you


Sproloquio – Sesta puntata

Alllluccinante! Il Padraig, per la terza volta, non m’ha fatto lo squillino sul cell quando iniziava ER!
Mi sa che è colpa della mezza litigata che c’ho fatto il mese scorso, quando sono andata su a trovarlo… e che cavolo! Sempre come vuole lui bisogna fare? Uffina! Io non conto niente!

Comunque, più per rompere il ghiaccio dopo il gelo di due settimane che per altro, m’ha spedito un sms durante la settimana per farmi la telecronaca dell’episodio di lunedì 15. Meglio che silenzio totale…

Sono settimane mi propongo di chiamare il Fabio ma per questioni di orario quando c’è lui, non ci sono io e viceversa. Unico momento libero di entrambi dalle 18.30 (in cui lui stacca) alle 20 (che poi vado a cena e di seguito sui libri)… con la scusa che entrambi siamo esausti non ci sente mai.
Allora mi dico Lo chiamo sabato ma il cell suona all’infinito e lui non risponde. E una… e due… e tre volte… finisco per mandarlo a quel paese e chiamare il primo nome dopo il suo sulla lista "chiamate inviate" del menù…
Bah! Forse ci riprovo giovedì o anche sabato… hai visto mai che cambia atteggiamento?

Mmm… mi sono accorta che ultimamente lo penso troppo… male… molto male ragazza mia…

Ehm…meglio che torni a studiare prima che mi venga voglia di rompergli le scatole al lavoro via sms…

<allontanandosi>… studio… studio… pensa allo studio…


County General Hospital

Bahadur diceva Non aver paura del rischio: in ogni caso il destino deciderà della tua vita e non posso che dargli ragione ma, dopo tutto questo tempo, continuo a chiedermi: Quando si ricorderà la nonnina che devo farle le punture?

Già mi vedo: mascherina salva-microbi-forieri-di-febbre-equina sul muso, guanti di lattice 8 e mezzo (quando io porto un 7… ma la nonna quelli passa…), siringotta da 5 ml monouso nella mano destra, fialetta di principio attivo nella sinistra. Con perizia e attenzione, in un sol gesto apro la fialetta senza seghettino, frantumandola giusto un pelino sotto il bordo segnato. Non una goccia di principio raggiunge il suolo o le mie adidas assassine. In compenso i vetri del cappuccio della fialetta tagliano la superficie del guanto e perforano il tessuto epidermico del mio ditone: una pozza di sangue invade il guanto e scende lungo l’avambraccio fino al gomito.
Poso la siringotta e la fialetta per togliermi il guanto e fasciare il dito. Indosso un nuovo guanto e riprendo l’opera da dove l’ho interrotta.
Porto la siringotta alle labbra e con i denti stappo il cappuccio che protegge l’ago malefico, che vola via, a migliaia di millimetri di distanza. L’ago viene inserito nella fialetta e il liquido in breve viene aspirato. La fialetta, ormai vuota, non ha più alcuna funzione e con un ampio gesto della mano, la getto lontano, facendola finire in frantumi.
Invito la nonnina a calar il sipario e prendo le debite misure: sono un paio di metri da qui al didietro spazioso dell’ignara vittima…ecco un po’ più a destra… sì… mi pare che ci siamo…
Prendo la rincorsa e piombo con l’ago bastardo nella ciappotta della progenitrice, che caccia un urlo stratosferico (ma che te urli?).
In un batter d’occhio adempio alla mia funzione e sempre con perizia e attenzione svuoto il contenuto della siringotta intramuscolo, estraendo l’ago un minuto prima che la nonna abbia smesso di urlare. Mentre lei si sgola mi rimane il tempo giusto giusto per disfarmi dello strumento appena utilizzato, avendo cura di riporre nel cassetto della biancheria l’ago usato (metti che qualcuno si faccia male infilando una mano nella monnezza…)
E siccome la mia mamma mi ha insegnato che bisogna riciclare, gonfio i miei guanti 8 e mezzo a mo’ di palloncino, li lego ad un’estremità con un laccio emostatico (sempre per la storia del riciclo) e li dono alla nonnina, con un sorriso gentile mormorando Ciapa e tasi!
Soddisfatta per aver fatto molte buone cose oggi, mi dirigo verso la porta e saltellando torno a casa mia. E mentre nella stanza si ode un tonfo sui vetri infranti di una fialetta, mi chiedo come fa mia nonna a vivere in tutto quel disordine…


Sproloquio – Quinta puntata

Non potevo utilizzare una definizione migliore martedì parlando di "memorie"… giusto il tempo di imbarcarmi sul ciuff ciuff e mi sono ritrovata per chissà quale motivo con la febbre… ma se ero sana come un pesce pescato di fresco su un banco del mercato ittico? Va bene… tanto è normale che un malanno a novembre me lo prenda.
 Ma mercoledì il mercurio chiedeva riposo a forza di andare su e giù per il termometro! Ho fatto il solletico ai 40 gradi per un bel po’! Nel compenso ad alcuni ha fatto piacere che fossi rincoglionita e deboluzza per qualche giorno… se non altro non sbraitavo come al solito. C’era una tale pace in casa…

Ieri, primo giorno fuori post febbrem et dolorem caputis, ho sbancato con lo siiioping: era il minimo dopo esser stata a letto come una larvetta morente per due giorni! Ho fatto la follia di comprare un paio di magliette troppo corte e troppo aderenti per la mia pancetta e sono ancora qui, dopo ore, che mi pento…
Devo ricordarmi di passare a comprare i pop corn e la Coca per stasera… è lunedì e sono già tutta avvolta dall’atmosfera County General Hospital…
La settimana scorsa il Padraig non ha nemmeno fatto lo squillino d’inizio serial, quello che serve a dirmi Metti il 2 che inizia!!!… voglio proprio vedere se stasera si ricorda…


Blogrodeo – parte seconda

E anche stavolta le memorie dei blogger sono state consegnate alla storia…


Sproloquio – Quarta puntata

Intanto che mi scervello per il blogrodeo di oggi, ho spedito la lettera al Padraig dopo che mi ha tartassato per tutto il weekend con mi mandi tutto via mail?, allora ti sei scaricata i titoli… me li mandi in casella?, ecc… ecc…
Il caso ha voluto che da venerdì che l’ho scritta, la busta si sia aperta. Va beh… poco male… vado alla posta e mi faccio dare la colla… il mastice… la fiamma ossidrica… insomma un po’ di cemento per chiudere la lettera.
La tizia allo sportello m’ha guardato strano, del tipo A’ morta di fame! Manco ‘a colla c’hai in casa?!, quando le ho chiesto, con tutto il garbo di cui sono dotata alle 9 e mezza del mattino, se per cortesia avrebbe qualcosa per chiudere la busta...
Mi passa un tubone formato industriale di colla… vuoto purtroppo. Cerco di arrangiarmi con i residui di pritt tarocca per chiudere la busta mentre quella continua a guardarmi come fossi una clochard vestita da universitaria… poi mi fissa le mani, la smaniosa movenza con cui infilo il dito nel tubone e spalmo la colla. Penso macche te guardi? Nun te ciullo niente… tanto ‘un ce n’è più ùùù…
Le ridò il suo tubone prima che esca dalla gabbiotto e mi accusi di averle finito il materiale da lavoro.
Mentre continua a fissarmi malefica cerco la buca delle lettere… in tutta la stanza niente…
Comincio a sentirmi una cacchetta deficiente in mezzo alla folla di casalinghe/i, impiegati/e e sportellisti vari, persa nella filiale delle poste della stazione. Desolata e inadeguata, inforco a tutta birra l’uscita (non avrei resistito un istante di più lì dentro…) quando alla mia destra si materializza (perchè prima non c’era… ne sono certa…) la cassetta rossa delle lettere. Ecco che la mia autostima torna ben oltre i livelli di sicurezza e la letteronza (non quella del Mai dire…) finisce nella panza della cassetta e i miei problemi (e quelli del Pad’) si risolvono.
Aspetto comunque in serata, durante ER, il sms del tipo che mi chiede per la centesima volta dove sono i suoi titoli?


Blogrodeo

Sono stata così pazza da sponsorizzare il mio ex amore per il mio piastrellista sul blogrodeo
Due sono le possibilità in questo caso:
– ho un inconsapevole ritorno di fiamma per quello sciagurato, una di quelle robe che vengono così, a tradimento, giusto per complicarti la vita. Come quando non vedi da tempo il primo amore (ed infatti lui lo è), quello con cui hai condiviso le prime esperienze amorose, e dopo tanto tempo, va a capire perchè, ci finisci a letto… (uè! Non pensate male… stavolta non l’ho manco sfiorato…)
devo veramente aver toccato il fondo…

Personalmente propendo per la seconda opzione… o meglio DEVO propendervi altrimenti una seconda stangata sui denti stavolta non la reggo.